Omeopatia da cancellare?

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Colorful homeopathic medication containersLa notizia, piuttosto recente, è questa: il Rettorato dell’Università di Barcellona, su proposta della Facoltà di Medicina e Chirurgia, ha cancellato dalla programmazione il master di omeopatia attivato dal 2004 presso l’Istituto di Formazione Continua e gestito dall’Academia Médico Homeopática de Barcelona (Amhb) per mancanza di base scientifica.

In Spagna era già stato chiuso il master di omeopatia dell’Università di Cordoba nel 2013, quello di Sevilla nel 2009 e più recentemente il master dell’Università di Zaragoza, dopo 5 anni di attività. Sopravvivono quello di Valencia e quello dell’Università Nazionale della Formazione a Distanza, ma non si sa ancora come e per quanto tempo ancora.

La decisione dell’Università di Barcellona ha avuto un’ampia eco sia sugli organi di stampa sia sui social media e ha suscitato molte reazioni, di opposizione e di consenso, a vari livelli dando così la stura a una serie di articoli e di prese di posizione che hanno rilanciato concetti quali “l’omeopatia come pseudoscienza” oppure l’assenza di base scientifica del principio di similitudine, già diffusi dalla metanalisi di Shang (2005) e dall’editoriale di Lancet che decretava la fine dell’omeopatia.

Non è questa la sede per riportare il dibattito annoso sulle basi scientifiche dell’omeopatia, anche se sono molte le cose che si possono dire oggi su questo tema. Rileviamo solo che ormai a dominare in medicina è il dogma della medicina basata sull’evidenza, ovvero sulle prove di efficacia. Un dogma per altro che vale solo per condannare pratiche diverse, che in quanto tali rimangono sconosciute alle gerarchie universitarie e quindi, per definizione, sono definite “pseudoscientifiche”, dimenticando che il problema dell’evidenza riguarda anche la medicina ufficiale. Infatti, come riportato tempo fa da BMJ Clinical Evidence, su 3000 trattamenti analizzati sulla base delle prove di efficacia solo 11% risultava utile e il 24% verosimilmente utile, mentre circa l’8% assolutamente inutile o dannoso e il 7% probabilmente inefficace, mentre l’efficacia del restante 50% rimane ancora sconosciuta.

Questo dunque è solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di atti che da almeno 10 anni tendono alla delegittimazione totale dell’omeopatia e, in ultima analisi, alla sua completa eliminazione: i farmaci dal mercato, i medici dalla formazione e dalla pratica clinica, le (poche) strutture esistenti di omeopatia dalla sanità pubblica.

Si tratta, infatti, dell’onda lunga dell’Overview Report pubblicato nel 2014 dall’ente australiano National Health and Medical Research Council (Nhmrc), che sulla base degli studi analizzati, concludeva non vi è sufficiente dimostrazione di efficacia dell’omeopatia secondo i parametri della Evidence Based Medicine. In altre parole, la qualità degli studi, che pure riportano risultati positivi a favore dell’omeopatia, il loro numero, pur aumentato considerevolmente negli ultimi anni ma ancora limitato e la bassa numerosità dei casi reclutati, non consentono ancora di dimostrarne in maniera inequivocabile l’efficacia dell’omeopatia. Il tutto per fare in modo che le assicurazioni fossero esentate dal rimborso delle spese mediche omeopatiche dei propri assicurati.

A conclusioni diametralmente opposte era giunta una relazione su efficacia, costo-beneficio e appropriatezza dell’omeopatia condotta qualche tempo prima per conto dell’Ufficio Federale di Salute della Svizzera. Lì si evidenziava che era stata dimostrata l’efficacia dell’omeopatia in allergie e infezioni delle alte vie respiratorie a livello clinico e anche in molti studi preclinici. Le conclusioni sono state che l’efficacia dell’omeopatia è avvalorata dalle prove di efficacia cliniche e che il trattamento è sicuro (Bornhöft et al. 2006). Analogamente una revisione sistematica e metanalisi di R. Mathie (2014) ha mostrato che almeno 3 trial dei 32 analizzati dimostravano un’evidenza affidabile con un OR = 1.98

Il fatto è che qualsiasi studio, omeopatico o non, nell’epoca attuale è criticabile, dipende dagli standard di valutazione che vengono adottati. Il disegno dello studio, la numerosità, i criteri di randomizzazione, la scelta del gruppo di controllo, le modalità di somministrazione del farmaco o del placebo. Tutto è può essere invalidato o confermato, e molto dipende dall’esistenza o meno di pregiudizi da cui l’osservazione esterna può essere influenzata.

E nel caso dell’omeopatia, come sappiamo, il pregiudizio negativo è diventato un ostacolo tanto grande da essere ormai quasi insuperabile. Speriamo di essere presto smentiti dal numero sempre crescente di lavori clinici e di laboratorio con risultati positivi, ma dovranno essere davvero tanti, una valanga in grado di travolgere qualsiasi scetticismo, dettato sia dalla buona che dalla malafede.