La chiropratica in Italia diventa un caso internazionale

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Presidente John WilliamsLa chiropratica in Italia diventa un caso internazionale. I rettori delle maggiori università estere, infatti, stanno inviando in questi giorni una lettera al Ministro Lorenzin chiedendo di riconsiderare la decisione di declassare la chiropratica a professione tecnica.
A sottoscrivere l’appello, i rettori di importanti università degli USA, Canada, Regno Unito, Australia, Francia, Danimarca e Sudafrica che parlano di evidente contrasto della legislazione italiana rispetto al contesto internazionale, dove i chiropratici vengono considerati alla stregua dei medici, una professione primaria.

Un caso tutto italiano
In realtà, anche in Italia i chiropratici finora erano considerati una professione primaria, così come previsto dalla Legge 244/07. L’attuazione di questa Legge sarebbe dovuta avvenire entro sei mesi dalla sua emanazione, ma a distanza di otto anni non è mai arrivata.
I chiropratici, per voce del presidente John Williams, chiedono ora una modifica in extremis del disegno di legge e parlano di una vera disfatta della legislazione italiana a scapito della libera scelta di cura garantita ai cittadini dalla Costituzione.
“La chiropratica non utilizza farmaci e conta centinaia di migliaia di pazienti  in Italia – spiega il presidente John Williams – Tutti gli studi internazionali dimostrano la sua efficacia nella riduzione dei costi dei sistemi sanitari e i benefici sulla qualità della vita dei pazienti. In Italia, invece, a livello normativo è stata oggetto di un emendamento che ha di fatto annullato le intenzioni iniziali del Ministro Lorenzin. Chiediamo – continua Williams – da sempre un percorso universitario non inferiore a cinque anni, così come prescritto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità oltre all’attuazione del registro dei chiropratici, unica arma contro l’abusivismo, anche in Italia”.

A rischio anche gli investimenti nel Belpaese
Lo scorso anno una delle più rappresentative università americane, la Life University, aveva annunciato la nascita del primo corso di laurea a Roma nel 2018. Un investimento di svariati milioni di euro, che avrebbe permesso anche agli aspiranti chiropratici italiani di poter avere in patria un’università riconosciuta a livello internazionale. Ora, però, la stessa università sarebbe pronta a ritirare visto il cambiamento normativo in atto.

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