Prospettive future per la Sanità

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Al centro della quarta edizione di Inventing for Life Health Summit le prospettive dell’era post Covid in ambito sanitario e non soltanto. Un summit, quello 2021, che ha visto la partecipazione di istituzioni, società scientifiche, industria farmaceutica, professionisti della medicina e associazioni di cittadini e pazienti 

Torna, a distanza di due anni, l’Inventing for Life Health Summit, giunto quest’anno alla sua quarta edizione. Innovazione, prevenzione e sanità di prossimità sono le direttrici individuate da seguire per superare definitivamente Covid-19. Gli esperti intervenuti al Summit hanno inoltre sottolineato la necessità di rilanciare il Sistema sanitario nazionale.

Nel corso dell’emergenza sono stati annullati 400mila interventi chirurgici, di cui il 17% di carattere oncologico, 2,5 milioni di screening oncologici e oltre 370mila screening per l’HPV. Nonostante queste difficoltà e i ritardi accumulati, il Sistema sanitario ha mostrato una grande capacità di reazione e resilienza, pur in presenza di numerosi colli di bottiglia e criticità che hanno limitato la sua piena efficienza.

Guardando al futuro oltre il Covid, le parole chiave sembrano essere: prevenzione, sanità territoriale, innovazione e ricerca, il cui pieno perseguimento richiede nuovi modelli di finanziamento e gestione del Sistema sanitario.

Rinnovata fiducia verso il Ssn

Il punto più importante risiede in ogni caso nell’avere la fiducia dei cittadini, una fiducia che nei mesi scorsi si è fortemente rinsaldata, come dimostrano i dati dell’Indagine Ipsos “Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Ssn”, presentata in occasione del Summit.

Stando alla ricerca, 7 italiani su 10 esprimono un parere positivo sul servizio sanitario sia nazionale sia regionale; di questi 4 danno un giudizio di eccellenza. La sanità rappresenta una priorità su cui concentrare gli sforzi per oltre metà del campione (52%), seconda soltanto al lavoro (59%) e prima di transizione climatica (22%), istruzione (16%) e digitalizzazione (11%).

Tra i punti nodali: prevenzione, pronto soccorsi e servizi di emergenza e assistenza domiciliare. Per quanto riguarda le risorse stanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), l’informazione dei cittadini è apparsa inadeguata: un terzo degli italiani non ne sa nulla e soltanto il 6% ritiene di esserne informato. A livello di sanità regionale, i risultati sono tra loro dissimili e questo verosimilmente anche a causa della diversa provenienza delle risposte.

Per quanto attiene infine all’innovazione tecnologica e digitale in medicina, il 44% del campione la giudica come elemento di aiuto al Ssn nel suo complesso e la maggioranza esprime consenso rispetto a un suo più ampio utilizzo futuro.

Per quanto riguarda la lotta alla pandemia, gli italiani identificano la vaccinazione come l’elemento che ha funzionato meglio, unitamente al maggiore impegno della ricerca nella produzione di vaccini. Tra ciò che ha funzionato peggio sono indicati invece il tracciamento dei contagi, le visite specialistiche e i pronto soccorsi. Rispetto a visite e diagnostica, la criticità maggiore ha riguardato i lunghi tempi di attesa.

Diritto alla salute da tutelare

Nel corso del Summit è stata poi ribadita l’importanza della tutela della salute come investimento per il Paese e per la qualità di vita dei cittadini.

Il Ministro della Salute Roberto Speranza ha sottolineato che «c’è una nuova grande consapevolezza di come il Servizio sanitario nazionale sia davvero il bene più prezioso che abbiamo e su di esso dobbiamo ricominciare a investire. Quando sono diventato Ministro, due anni fa, sul Fondo Sanitario Nazionale c’erano 114 miliardi. Oggi ce ne sono 122. Lavorerò perché nei prossimi mesi questa cifra salga ancora, a cominciare dalla prossima Legge di Bilancio. C’è una nuova, grande consapevolezza che le risorse che si mettono sul Servizio sanitario nazionale non sono semplice spesa pubblica, ma sono il più grande investimento sulla qualità della vita delle Persone».

Elena Bonetti, Ministro delle Pari Opportunità, ha evidenziato come l’accesso universalistico alla Salute rientri nel riconoscimento e nella tutela dei diritti fondamentali della persona: «Il Diritto alla salute è un diritto universale. Attiva una responsabilità che, universalmente e collettivamente, dev’essere assunta in una nuova e integrata partecipazione tra i servizi di prevenzione, quelli di cura, quelli di ricerca e di promozione scientifica, gli elementi di solidarietà. Lo abbiamo imparato durante la pandemia: solo attraverso un modello di profonda corresponsabilità, reciprocità e solidarietà possiamo costruire una comunità che davvero sia all’altezza del tempo che ci attende».