Simposio sulla Medicina dei Sistemi: “Il paziente del futuro” e la medicina del domani

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Dalle communicable e non-communicable diseases al peggioramento dell’exposoma, fino a nuovi modelli di interattoma e a un innalzamento costante degli indici di flogosi. Sono alcune delle sfide che si aprono per la scienza, medica e ricerca, nella gestione e nell’approccio del paziente del futuro. Temi al centro del Symposium “Medicina dei Sistemi – Il Paziente del Futuro”, tenutosi presso la Sala Napoleonica dell’Università degli Studi di Milano, il 20 maggio scorso e realizzato con il sostegno di Guna.

Uno scenario complesso

Invecchiamento, contesto sociale e demografico, fattori ambientali: una sinergia di venti che contribuiranno ad aumentare le probabilità per il paziente di domani di poter ricevere una diagnosi di non-communicable diseases, malattie non trasmissibili, quali patologie e disturbi cardiovascolari e cerebrovascolari, malattie neoplastiche, metaboliche e (neuro)degenerative, stimate responsabili del 74% delle morti, in particolar modo nei Paesi meno sviluppati e tra le fasce sociali a basso reddito.

Un contesto che sarà ulteriormente gravato dall’exposoma, cioè dal pool di componenti ambientali, dall’alimentazione all’inquinamento ambientale ai cambiamenti climatici cui l’individuo è costantemente esposto nell’arco della vita, i cui effetti potranno contribuire a “cronicizzare” o anche ad aumentare la prevalenza di malattie a sempre maggiore diffusione, quali il diabete e l’arteriosclerosi.

«Il paziente del futuro sarà sempre più un sistema biologico a rischio di disadattamento, che potrà perdere progressivamente le proprie capacità intrinseche di robustezza e resilienza – dichiara Alessandro Pizzoccaro, presidente e fondatore di Guna – su cui potrà incidere l’inflammaging (età e infiammazione) quest’ultima denominatore comune dello sviluppo di molteplici patologie, meritevole di sempre maggiore attenzione nella gestione e presa in carico del paziente di domani».

I 4 Pilastri della medicina del futuro

Prevenzione, Predittività, Precisione e Personalizzazione, quattro P che da sempre hanno guidato la medicina, ma che trovando maggiore e piena interpretazione nella medicina di domani con l’applicazione dei big data. La medicina del domani deve e dovrà puntare sulla ricerca; dovrà essere predittiva, precisa e pronta a integrare con più approcci diagnostici e terapeutici diversi tra di loro.

In questo contesto si stima l’affermazione di un approccio preventivo che preveda una sempre maggiore accessibilità ed efficienza delle diagnosi e delle cure orientate verso trattamenti a basso impatto (quali la Low Dose medicine) sia sull’individuo sia sull’ambiente e all’importanza di mantenere il paziente in low disease activity una volta in remissione.

I 10 punti cardine della “Medicina del Futuro”

Il Symposium è stata occasione per gli esperti anche per definire i mattoni su cui dovrà fondarsi e svilupparsi la medicina che ci si attende. Una scienza medica e umana che:

  • si avvalga dei big data per favorire l’interpretazione dell’unicità del paziente;
  • sappia giovarsi dei risultati della Ricerca in ogni campo del sapere senza diventarne una palestra applicativa passiva;
  • sia predittiva, ma libera dall’ansia predittiva;
  • sia di precisione, senza tuttavia condurre alla frammentazione della visione sistemica del paziente nel suo essere un unicuum “corpo-mente-spirito”;
  • si avvalga dell’integrazione fra diversi approcci diagnostici e terapeutici (overlapping), di differenti Farmacologie (di sintesi e naturale-biologica, degli alti e dei bassi dosaggi) e di interventi sulla persona-sistema, da quelli di tipo psichiatrico, fisiatrico, termale al movimento;
  • privilegi un approccio preventivo, non solo terapeutico, favorendo una maggiore accessibilità ed efficienza delle diagnosi e delle cure, ottimizzando il carico umano ed economico dei metodi farmacologici, fisici, chirurgici, e valorizzando anche le tecniche riabilitative;
  • preveda, in paziente con cronicità, comorbidità, politrattato e bisognoso di cure personalizzate per le proprie disabilità, trattamenti a basso impatto sul microcosmo individuale e sul macrocosmo ambientale attraverso la riduzione del burden farmacologico, dei dosaggi dei medicinali e delle concentrazioni dei loro principi attivi, secondo quanto offre la Low Dose Medicine;
  • sia capace di prevenzione primaria e secondaria e in grado di agire nelle fasi precoci di malattia;
  • favorisca il mantenimento del paziente in low disease activity (bassa attività di malattia), una volta portato in remissione;
  • consideri che “un’oncia di prevenzione vale una libbra di trattamento”.

Il Simposio

Solo docenti universitari, titolari di cattedra, hanno rappresentato l’autorevole parterre di esperti intervenuti all’evento. «Il Simposio – conclude Pizzoccaro – è stata occasione per parlare dell’uomo nella sua unicità, in cui si fondono in un unicuum la dimensione di mente, corpo e spirito, inserita di un contesto socio-relazionale che non può essere trascurato nell’approccio e nella definizione della cura. Dunque secondo una visione olistica della persona, oggi definita e interpretata con la Medicina dei Sistemi».