Il succinato, un composto chiave del metabolismo energetico, è al centro di un recente studio internazionale pubblicato su Acta Physiologica. L’analisi a cui hanno collaborato la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore e University of California Irvine (US), evidenzia la capacità di questa molecola di mimare gli effetti del digiuno intermittente – intermittent fasting – con benefici su obesità, quindi riduzione del peso e sindrome metabolica correlata, e disturbi cerebrali.
È noto, infatti, lo stretto legame fra questa condizione ponderale e il rischio associato allo sviluppo di disturbi cognitivi.
Le evidenze
Benefici su metabolismo, comportamento e infiammazione cerebrale, nelle persone obese sono, infatti, riconducibili al succinato in grado di mediare gli effetti positivi del digiuno intermittente in un modello murino sperimentale.
Metabolismo e cervello sono, infatti, legati da un filo rosso: la clinica e studi di letteratura hanno ormai comprovato che l’obesità ha un impatto significativo sul sistema nervoso centrale (SNC), aumentando il rischio di disturbi neuropsichiatrici e demenza. In questo contesto il digiuno intermittente (IF) che prevede il consumo di una dieta bilanciata intervallata a un digiuno di 24 ore, dimostrerebbe esiti positivi sul miglioramento della salute periferica e del SNC.
I ricercatori hanno indotto in un modello murino l’obesità tramite la somministrazione di 10 settimane di dieta ricca di grassi (HFD), seguite da 4 settimane di intervento, mettendo successivamente a confronto i gruppi HFD, HFD-IF, alimentazione di controllo ad libitum (CC) e CC-IF.
I risultati suggeriscono che il passaggio a CC o IF produce una riduzione del peso corporeo, della massa grassa e il miglioramento della tolleranza al glucosio. Un dato di particolare rilievo riguarda la capacità del modello dietetico CC-IF nel favorire una sensibile riduzione dei comportamenti ansiosi. L’obesità è un fattore di rischio noto per malattie cardiometaboliche, tra cui il diabete di tipo 2 e l’ipertensione e a livello cerebrale per un aumento del rischio di disturbi cognitivi, malattie neurodegenerative e neuropsichiatriche.
La raccolta di questi dati è stata possibile grazie a tecniche di trascrittomica che hanno consentito di rilevare una neuroinfiammazione ippocampale indotta da HFD.
Invece, analisi e tecniche di metabolomica avanzata hanno permesso di identificare una specifica firma del succinato nei topi CC-IF, in cui la concentrazione plasmatica è risultata diminuita, a fronte di un aumento dei livelli di fegato e tessuto adiposo bruno (BAT). Questo tipo di grasso specializzato, a differenza del grasso bianco, brucia calorie per produrre calore (termogenesi), aiutando a mantenere la temperatura corporea, soprattutto nei neonati, ma presente anche negli adulti.
Questo suggerisce che l’integrazione di succinato è in grado di simulare i benefici metabolici e comportamentali di CC-IF e ridurre l’infiammazione ippocampale.
I risultati
I risultati mostrano come la regolazione del succinato plasmatico e del suo metabolismo nel fegato e BAT possa rappresentare in futuro un nuovo correlato biochimico alla base dei miglioramenti metabolici, neuroinfiammatori e comportamentali indotti dal digiuno intermittente.
Su queste basi e sulla conferma di ulteriori studi di ricerca, si potrebbero quindi sviluppare nuove opzioni di trattamento.
Le ipotesi riguardano ad esempio approcci nutrizionali o farmacologici mirati a modulare il succinato per prevenire non solo il diabete e altre malattie cardiometaboliche, ma anche i disturbi dell’umore e il declino cognitivo associati all’obesità, offrendo una protezione neurobiologica superiore a quella della semplice restrizione calorica.
Fonte
Tognozzi A, Carli F, Abdelkarim S et al. Succinate Modulation as a Biochemical Correlate of Metabolic and Neurobehavioral Changes Associated With Intermittent Fasting in Obesity. Acta Physiologica, 2026, 242(1):e70143. Doi: 10.1111/apha.70143.



