Stile di vita sana e abitudini voluttuarie possono modulare e influenzare le prospettive di salute e le aspettative di vita. Anche in caso di malattie neurodegenerative, nello specifico dell’Alzheimer. Uno studio recente del Rush University Medical Center, Stati Uniti, pubblicato sul British Medical Journal sembra dimostrare che la conduzione di una vita sana si associ a un’aspettativa di vita più lunga (dato noto) ritardando il rischio di insorgenza e di convivenza con il morbo di Alzheimer.

Lo studio

C’è sempre un rovescio della medaglia: se da un lato il viver sano contribuisce a fare invecchiare meglio e a vivere più a lungo, dall’altro gli anni e l’età avanzata espongono al rischio maggiore di incappare in patologie tipiche della terza e quarta età e di doverci convivere per più tempo. Tra le più “temute” per l’impatto sui costi socio-assistenziali e la qualità della vita della persona che ne è affetta, c’è l’Alzheimer.

Con lo scopo di osservare e validare l’impatto della relazione vita sana e anni trascorsi convivendo con e senza questa malattia neurodegenerativa, un gruppo di ricercatori americani ha condotto uno studio prospettico di coorte. Gli ampi numeri rappresentano una potenziale ca-atteristica di qualità e validità scientifica: l’indagine è stata condotta infatti prendendo in esame 2.449 persone, uomini e donne, di età pari o superiore a 65 anni, senza storia di demenza al basale, intervistate tramite appositi questionari su cinque fattori di stile di vita modificabili: il consumo di un regime alimentare protettivo per la salute del cervello, nello specifico la Mediterranean-DASH Diet Intervention for Neurodegenerative Delay, modello dietetico promosso dall’americano National Heart, Lung e Blood Institute — MIND, ad elevato contenuto di cereali integrali, verdure a foglia verde e bacche, povera di fast food/fritti e carni rosse; tutti alimenti che promuovono il benessere del sistema nervoso, con effetti preventivi per patologie neurodegenerative come la demenza senile e il morbo di Alzheimer.

Oltre al regime alimentare sono stati considerati: la conduzione di attività cognitive in tarda età, la pratica di attività fisica moderata o vigorosa (≥150 min/settimana), l’astensione da fumo e il consumo di alcol da leggero a moderato, pari a 1-15 g/giorno per le donne e 1-30 g/giorno per gli uomini. A ciascuna delle variabili è stato assegnato uno specifico score con l’intento di valutare la relazione stile di vita, malattia si Alzheimer e aspettative di anni vissuti con e senza malattia in entrambi i sessi.

I risultati di genere

Dopo aver tenuto in considerazione vari fattori confondenti, è emerso che le donne di 65 anni con quattro o cinque fattori, indicatori di salute, avevano un’aspettativa di vita di oltre 24 anni (intervallo di confidenza al 95% da 22,8 a 25,5) e aspettative di vita di circa 3 anni superiori rispetto alle donne di pari età con zero o un solo fattore di salute (aspettativa di vita 21 anni, da 19,5 a 22,4). Sensibili le differenze anche in relazione alle aspettative di vita con Alzheimer: all’età di 65 anni, le donne con quattro o cinque fattori di salute trascorrono all’incirca il 10% (2,6 anni, da 2,0 a 3,3) degli anni rimanenti con malattia, rispetto a oltre 19% (4,1 anni, da 3.2 a 5.1) in donne con zero o un solo fattore di salute.

In termine di anni, poi, l’aspettativa di vita per le donne 65enni senza demenza di Alzheimer e quattro o cinque fattori di salute si è concretizzata in 21,5 anni (da 20,0 a 22,7) contro 17 anni (da 15,5 a 18,3) per coloro con zero o un solo fattore di salute. Per quanto concerne gli uomini: i 65enni con quattro o cinque fattori, indicatori di salute avevano un’aspettativa di vita to-tale di 23 anni circa (da 21,4 a 25,6), ovvero 5,7 anni in più rispetto agli uomini di pari età con zero o un fattore di salute (aspettativa di vita 17,4 anni, da 15,8 a 20,1). Inoltre i primi, con più fattori di salute trascorrevano il 6% (1,4 anni, da 0,3 a 2,0) degli anni rimanenti con la demenza di Alzheimer rispetto al 12% (2,1 anni, da 0,2 a 3,0) vissuti con malattia da uomini con zero o un fattore di salute.

In termine di anni, infine, i 65enni senza demenza di Alzheimer e quattro o cinque fattori di salute ave-vano una attesa di vita di quasi 22 anni (da 19,7 a 24,9) rispetto all’aspettativa di vita di più di 15 anni (da 13,4 a 19,1) in maschi con zero o un fattore di salute. All’età di 85 anni, queste differenze erano ancora più evidenti.

In conclusione, l’indagine attesta che un’aspettativa di vita prolungata grazie a uno stile di vita sano non si accompagna a un numero maggiore di anni di convivenza con l’Alzheimer, da cui l’indicazione che le stime dell’aspettativa di vita potrebbero essere tenute in considerazione anche per aiutare operatori sanitari, responsabili politici e parti interessate a pianificare servizi, costi e bisogni sanitari futuri. Aspetti ben sottolineati da un editoriale uscito contestualmente, sempre sul BMJ.

Fonti:

  • Dhana K, Franco OH, Ritz EM et al. Healthy lifestyle and life expectancy with and without Alzheimer’s dementia: population based cohort study. BMJ, 2022, 377. Doi: https://doi.org/10.1136/bmj-2021-068390
  • Choi H. Healthy lifestyles and more life years without dementia. BMJ, 2022, 377. Doi: https://doi.org/10.1136/bmj.o885

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