Il diabete come malattia sistemica che vive e si trasforma all’interno di molteplici ecosistemi. È questo il cuore del messaggio emerso al CNEL il 19 marzo in occasione degli Stati Generali sul Diabete. Un evento che ha visto la partecipazione corale di Istituzioni e Società Scientifiche per definire una presa in carico che vada “oltre il farmaco”.
I numeri di un’epidemia non infettiva
Quando pensiamo a un’epidemia, l’immaginario corre subito a virus e batteri. Eppure, il diabete dilaga nel nostro Paese con la forza di un contagio. Come ricordato da Salvatore De Cosmo, presidente FeSDI: «Oltre 4 milioni di italiani convivono con la malattia, ma c’è anche un milione di persone che non sa di essere malato». L’impatto non è solo clinico ma economico: 20 miliardi di euro l’anno tra costi diretti e indiretti. A gravare sulla qualità della vita c’è poi un dato allarmante sulla longevità: le complicanze correlate possono ridurre l’aspettativa di vita in media di 6 anni.
Determinanti sociali: la biologia incontra l’economia
La professoressa Raffaella Buzzetti, presidente SID, ha ricordato che la lotta al diabete si vince nelle strade, prima ancora che negli ambulatori. L’incidenza della patologia non è solo difforme tra Regioni, ma rivela fratture profonde all’interno delle stesse città. Il divario tra i quartieri romani di Tor Bella Monaca (7%) e Parioli (4%) è la prova provata che il diabete è una patologia sociale. La prevenzione, intesa come accesso a cibo sano e possibilità di movimento, è spesso un “lusso” precluso a chi vive in contesti marginali.
Su questo punto, il presidente del CNEL Renato Brunetta è stato netto: «La sfida ci pone di fronte all’urgenza di innovare profondamente il nostro ecosistema sanitario e sociale. La chiave è abbracciare un approccio pienamente olistico, che metta al centro la persona». Il CNEL sta infatti lavorando a un disegno di legge dedicato agli “stili di vita” per promuovere un ambiente favorevole alla salute, dall’educazione alimentare alla valorizzazione dell’attività fisica.
La demografia del diabete: una sfida per la longevità
Secondo i dati Istat dell’Italian Barometer Diabetes Report 2025, la distribuzione della malattia è strettamente legata all’invecchiamento: la diffusione tocca il 15,5% tra i 65-74 anni e supera il 20% tra gli over 85. Il dato più politico riguarda i fattori modificabili: ha il diabete il 17,4% delle persone con obesità e il 12,5% dei sedentari. «Se vogliamo che i numeri inizino a scendere dobbiamo sostenere l’innovazione con un’attenzione all’equità», ha chiarito Buzzetti.
Lo sport in ricetta: un nuovo strumento terapeutico
La Senatrice Daniela Sbrollini, presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, ha illustrato il suo Ddl per inserire l’esercizio fisico nel SSN: «Lo sport va visto come uno dei farmaci naturali». A questo si aggiunge la Legge Pella sull’obesità – la prima al mondo – che la riconosce come malattia cronica, permettendo una strategia integrata fin dall’età adolescenziale. In questo senso, il ruolo dei Comuni diventa cruciale per creare “palestre a cielo aperto” e percorsi nel verde, offrendo opportunità di movimento anche a chi non può permettersi un abbonamento in palestra.
La “Golden Hour” della ricerca e l’equità di accesso
La ricerca corre veloce verso la terapia immunologica e lo screening precoce. Tuttavia, Pierluigi Russo, Direttore Tecnico Scientifico di AIFA, ha posto l’accento sull’equità: «È importante garantire equità di accesso ai trattamenti indipendentemente dal luogo di residenza». L’obiettivo è traslare le evidenze (come il framework europeo Jacardi) in politiche sanitarie concrete, utilizzando i registri epidemiologici per direzionare le risorse dove il bisogno è maggiore. Anche Giuseppe Quintavalle, Presidente Fiaso, ha richiamato l’attenzione sulla sostenibilità: «Si affronta con l’appropriatezza e con campagne di individuazione precoce lavorando sia sul bambino che sull’adulto».
Trasformare la prevenzione da concetto teorico a diritto accessibile
Il messaggio degli Stati Generali è un appello alla responsabilità collettiva: il progresso della medicina diabetologica non dipenderà solo dalla scoperta della “molecola perfetta”, ma dalla capacità di costruire un’architettura sociale e digitale che non lasci indietro nessuno. Trasformare la prevenzione da concetto teorico a diritto accessibile è l’unica via per rendere il sistema sostenibile e garantire una longevità attiva a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro codice postale.



