Annick Bigler, integrare l’agopuntura in ginecologia

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BIMG_1968L’integrazione dell’agopuntura nel reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale francese di Strasburgo spiegata da Annick Bigler, medico agopuntore e coordinatrice delle attività cliniche

Dottoressa Annick Bigler, lei collabora da anni con l’ospedale universitario di Strasburgo, dove è in corso un’esperienza di integrazione dell’agopuntura. Com’è iniziato quel percorso?
L’agopuntura è stata inserita fra le prestazioni erogate dall’ospedale nel 1980, quando il direttore propose a me e a Christian Rempp di praticarla nella clinica universitaria; all’inizio operammo solo in ostetricia ma, ben presto, capimmo che valeva la pena sfruttarla appieno, e prendemmo in considerazione l’insieme dei problemi che possono manifestarsi in gravidanza.

E oggi qual è la situazione?
Lo staff è formato da me e da una decina di ostetriche; nella struttura eseguiamo circa 6000 visite l’anno. Ci prendiamo cura dell’intera gamma dei disturbi della gravidanza e del post parto. Quando le gestanti entrano in ospedale seguiamo l’intera fase che precede il parto e vengono eseguite sedute di agopuntura anche in sala parto.

Un aspetto caratteristico dell’esperienza di Strasburgo è la stretta collaborazione con le ostetriche…
È vero ed è corretto; sono proprio queste le figure professionali che operano sul campo. Dopo qualche anno dall’inserimento dell’agopuntura in ospedale, è stato istituito un diploma inter-universitario, che prepara all’utilizzo dell’agopuntura in ostetricia e fornisce nozioni sulla MTC, sulla sua correlazione con la medicina occidentale e su come migliorare la presa in carico della paziente durante la gravidanza e dopo il parto.

In Francia non esiste una legislazione che disciplina l’agopuntura in modo specifico. Quali prospettive ha davanti a sé l’integrazione di questa tecnica nelle strutture pubbliche e universitarie che vi vede protagonisti?
Non c’è una legge specifica ma, come accade anche in Italia, l’agopuntura è un atto medico: per praticarla occorre esser laureati in medicina, conseguire il diploma universitario e, a quel punto, si può esercitare la professione.

L’agopuntura offre un contributo importante anche a sostegno della fertilità, un tema di cui lei si occupa in modo specifico. Qual è la vostra esperienza a riguardo?
L’esperienza personale che ho accumulato mi porta oggi all’uso preferenziale di alcuni agopunti rispetto ad altri. Sono collegati alle sindromi ma anche alla storia personale di ogni donna e alla situazione di coppia. I risultati migliori si hanno con donne che soffrono di aborti ripetuti: pur manifestando difficoltà procreative, in esse avviene l’impianto e restano incinte.

Oltre all’esperienza sul campo avete acquisito dati scientifici sull’applicazione dell’agopuntura nell’infertilità?
Stiamo conducendo degli studi e i risultati preliminari sono più che positivi. Presto partirà una ricerca congiunta Italia-Francia che avrà l’obiettivo di valutare i risultati dell’integrazione dell’agopuntura per poi elaborare le linee guida per un’integrazione il più possibile vantaggiosa per le coppie con problemi di infertilità.

Il mondo dell’agopuntura francese è in rapporto con le altre medicine complementari o ciascuna procede per conto proprio senza momenti di incontro/confronto?
Al momento si tratta ancora di reltà abbastanza separate. Vorrei però ricordare che alcune università, tra le quali quella di Strasburgo, stanno cercando di promuovere l’introduzione in ospedale anche di altre medicine complementari. L’obiettivo è formare medici che abbiano acquisito competenze necessarie per esercitare queste discipline in un setting ospedaliero.

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