Oggi, oltre il 55% della popolazione mondiale vive in aree urbane, una quota destinata a crescere fino al 68% entro il 2050. Questa urbanizzazione inarrestabile pone sfide senza precedenti: secondo i dati OMS, le città producono il 60% delle emissioni globali e sono diventate l’epicentro di malattie croniche non trasmissibili come diabete, obesità e depressione.
In questo scenario nasce il progetto “Biodiversità urbana e salute dei cittadini. Modelli di prevenzione e formazione per la salute nelle città”, presentato a Roma presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR lo scorso 13 aprile. L’iniziativa è promossa, nell’ambito delle attività del National Biodiversity Future Center (NBFC), da HCC – HealthCom Consulting in collaborazione con la UNESCO Chair on Urban Health della Sapienza Università di Roma e con Twig.
Obiettivi e metodologia: dalla Scienza alla Pratica
L’obiettivo centrale del progetto è tradurre la ricerca scientifica in azioni concrete rivolte a cittadini e stakeholder. Non si tratta solo di disseminazione, ma di un percorso strutturato che prevede interventi educativi, toolkit operativi e strumenti digitali per rafforzare il ruolo della biodiversità nelle strategie di prevenzione.
Come dichiarato da Andrea Lenzi, presidente del CNR: «Realizzare un progetto dedicato a biodiversità e salute urbana è un investimento per il futuro delle città stesse. Vogliamo creare, attraverso attività di ricerca e divulgazione, un ponte tra scienza, cittadini e territori».

La governance integrata: il ruolo del Digital Twin
Un pilastro fondamentale per raggiungere questi obiettivi è l’adozione di una governance integrata supportata da strumenti innovativi come il Digital Twin. Questo tool non è una semplice simulazione 3D, ma un processo che integra indicatori ambientali, dati sanitari ed epidemiologici per costruire scenari urbani complessi.
Il Gemello Digitale agisce come un Decision Support System per anticipare rischi e valutare l’impatto di politiche pubbliche. Il modello si basa sulle “4C” dell’Urban Intelligence – conoscere, condividere, costruire e curare – trasformando la partecipazione da consultiva ad abilitante.
Urban Health: la biodiversità come “infrastruttura di salute”
Il legame tra ecosistema e benessere è supportato da evidenze cliniche. Daniele Gianfrilli, Staff leader UNESCO Chair on Urban Health, ha spiegato che «la presenza di biodiversità negli spazi verdi e blu può influenzare in modo significativo i comportamenti quotidiani, incidendo su livelli di attività fisica, scelte alimentari e benessere psicologico». La biodiversità urbana deve essere dunque intesa come un’infrastruttura strategica di salute pubblica, capace di prevenire malattie croniche, anche attraverso una micro-pianificazione attenta all’esposoma urbano.
Il Design Strategico come leva di coinvolgimento
Perché la conoscenza diventi competenza diffusa, il progetto utilizza il design strategico.
Marco Ronchi Adjunct professor di Communication Design, Politecnico di Milano, ha sottolineato che «L’apporto del design strategico è quello di fornire un metodo strutturato orientato a leggere la complessità e a tradurla in modelli di interazione partecipata. L’approccio design-driven costituisce un differenziale privilegiato per l’ingaggio della popolazione». L’obiettivo è creare ecosistemi di dati e relazioni che rendano la salute un bene comune condiviso.

Bergamo laboratorio di biodiversità: il valore ecosistemico come servizio pubblico
In questo percorso, la città di Bergamo assume un ruolo di primo piano come laboratorio territoriale. Il Comune ha recentemente approvato il Piano del Verde, uno strumento che, come spiegato dall’Assessore alla Transizione Ecologica, Ambiente e Verde Oriana Ruzzini, tocca ogni aspetto della vita urbana: «Bergamo è inserita nel Parco dei Colli con il 52% di superficie verde che ci fa da salvagente». La sfida è stata introdurre nel regolamento edilizio il valore ecosistemico del verde, superando la visione ornamentale.
Bergamo, scelta dalla Commissione Europea per abbattere drasticamente le emissioni di CO2 entro il 2030, sta accelerando su mobilità sostenibile e infrastrutture verdi. Guardare al verde con il filtro della salute significa considerarlo un’infrastruttura strategica, nel senso che ogni albero, anche se presente in un giardino privato, rappresenta di fatto un servizio pubblico. Questa esperienza evidenzia come l’integrazione della biodiversità nei modelli decisionali urbani è l’unica via per avviare un ragionamento di benessere sistemico e duraturo.



