Il benessere della donna non è solo un obiettivo clinico, ma un pilastro strategico per la sostenibilità sociale ed economica dell’intero sistema Paese. In vista della Giornata Nazionale della Salute della Donna, che si celebra il 22 aprile, la conferenza stampa promossa da Assosalute (Federchimica) a Roma nella giornata del 20, dal titolo “Salute della Donna: Educazione, Consapevolezza e Prevenzione” ha delineato un modello di gestione della salute “al femminile” dove la donna emerge come il vero motore del benessere familiare.
Come sottolineato in apertura dal presidente di Federchimica-Assosalute, Michele Albero, le donne possiedono una “velocità diversa” nel prendersi cura di sé e degli altri, agendo come il punto di riferimento insostituibile del nucleo familiare.
La quotidianità dei piccoli disturbi: tra numeri e qualità della vita
I dati del Rapporto Assosalute-Censis, illustrati da Sara Lena, ricercatrice Area Consumi, Mercati e Welfare del Censis, fotografano una realtà di diffuso disagio fisico che le donne affrontano con una consapevolezza superiore. Se il 93,9% delle donne ha sofferto di almeno un piccolo disturbo nell’ultimo anno a fronte del 90,6% di uomini, il dato più significativo riguarda la complessità: il 75,7% ne ha riportati almeno due e il 56,2% tre o più – a fronte di percentuali maschili decisamente inferiori, rispettivamente 62,7% e 43,3% -, con una frequenza che per oltre il 25% delle intervistate diventa un episodio plurisettimanale.
Le tipologie di disturbo riflettono questa prevalenza: il mal di schiena, i dolori articolari e muscolari si collocano al primo posto, colpendo il 59,1% delle donne (+12,3% rispetto agli uomini), seguiti da mal di testa (49,4%, +15% rispetto agli uomini) e problematiche legate a raffreddore e tosse (38,1%). Un capitolo centrale è quello della salute di genere, legato ai dolori mestruali, di cui soffre il 91,8% delle donne, al netto di chi è in menopausa, con un impatto negativo sulla qualità della vita per il 71% delle interessate. In generale, oltre la metà delle donne (53,1%) dichiara che questi piccoli disturbi incidono negativamente sulla propria quotidianità. In questo scenario, l’automedicazione responsabile – scelta dal 78,8% delle donne – non è solo un rimedio sintomatico, ma un “compagno di vita quotidiana” che permette di non normalizzare il dolore e di restare protagoniste della propria vita professionale e sociale.
L’automedicazione responsabile come strumento di autonomia
Nonostante la frequenza dei disturbi, le donne non si pongono infatti in una posizione di fragilità, ma di proattività. Come enfatizzato da Michele Albero, «Le donne sono oggi protagoniste di un modello evoluto di gestione della salute: più esposte ai disturbi, ma anche responsabili. Proprio l’esperienza al femminile nell’approccio alla cura evidenzia come l’automedicazione correttamente utilizzata è davvero uno strumento cruciale di salute quotidiana e un mezzo fondamentale per esercitare in modo corretto la propria autonomia anche su un tema importante come quello del proprio benessere». A conferma di ciò, per il 79,1% delle donne, il farmaco da banco è ciò che “aiuta a stare meglio” nella vita di tutti i giorni.
Questi risultati sono figli di un rigore metodologico elevato: il 93,1% delle donne legge sempre il foglietto illustrativo, il 90,3% controlla meticolosamente la scadenza dei farmaci e l’88,2% si rivolge a medico o farmacista nel caso in cui il disturbo non passi. Un approccio che Sara Lena, definisce come «un vero e proprio empowerment, dove la maggiore esposizione si trasforma in una conoscenza approfondita dei propri bisogni di cura».
La sfida dell’Intelligenza Artificiale e il valore del “sapere esperto”
Il rapporto analizza anche il nuovo terreno dell’Intelligenza Artificiale. Sebbene il 47,5% delle donne dichiari di ricorrere a chatbot per informazioni sulla salute, emerge una profonda cautela rispetto agli uomini. Solo il 64% delle donne nutre fiducia nell’Intelligenza Artificiale in ambito sanitario, contro il 76,7% della popolazione maschile.
Questa prudenza è motivata dalla consapevolezza dei rischi: il 35,1% delle donne ha già riscontrato fake news sulla salute online. Per questo, l’80% delle intervistate è convinta che le tecnologie non potranno mai sostituire il rapporto umano con medici e farmacisti. Questo approccio critico rafforza l’alleanza con i professionisti del territorio.
Michela Guiducci, rappresentante SIMG, ha ricordato come il tempo del dialogo sia “tempo di cura”, spiegando che «la qualità delle cure nasce anche dalla qualità della relazione: ascolto, continuità, fiducia e capacità di leggere la complessità della persona fanno parte ormai dell’approccio medico. Così come la relazione, in dialogo e la collaborazione tra medico generale e farmacista possono aiutare a intercettare prima i bisogni, ad accompagnare meglio le persone e a creare una vera e propria alleanza a supporto delle e dei pazienti, e soprattutto della loro salute».
Sulla stessa lunghezza d’onda Angela Margiotta, presidente di Farmacista Insieme, che ha evidenziato come la farmacia sia spesso il primo presidio a cui le donne si rivolgono per orientare le proprie scelte di automedicazione: «Le farmaciste, che rappresentano una larga parte della professione, sono ogni giorno al fianco delle donne e sanno quanto queste ultime siano un agente di salute non solo personale ma anche per le proprie famiglie e per la società nel suo insieme. La farmacia è spesso il primo presidio di prossimità a cui le donne si rivolgono, il primo spazio in cui emerge un bisogno, una fragilità o una richiesta di orientamento».
A sottolineare il sapere esperto femminile anche Annalisa Mandorino, segretario generale di Cittadinanzattiva, che ha ribadito come la donna sia depositaria delle competenze di salute, soprattutto nei contesti più fragili. «Questo contributo è enorme, ma troppo spesso resta invisibile o viene dato per scontato. Non solo: le donne sono anche maggioritarie nel mondo associativo che si occupa di salute. Potremmo quasi dire che esiste un’alleanza fra le donne per la sostenibilità del SSN. Questo contributo fondamentale, però, deve essere supportato, per questo le iniziative di educazione ed empowerment sono fondamentali, e anche noi come Cittadinanzattiva ne portiamo avanti numerose. L’ultima, solo in ordine di tempo, ha coinvolto le studentesse dell’Università Sapienza di Roma, per esempio. Ma siamo presenti da sempre anche nelle scuole, e in molti altri contesti sociali».
La politica e la rete territoriale
La chiusura del dibattito ha visto anche l’intervento dell’Onorevole Marta Schifone, membro della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, che ha portato la doppia prospettiva di farmacista e legislatore. «Le farmacie e i medici di medicina generale costituiscono un presidio territoriale essenziale del nostro sistema sanitario, garantendo prossimità, tempestività di risposta e continuità assistenziale. In questo contesto, emerge con particolare evidenza il ruolo delle donne, che si confermano principali protagoniste nella gestione della salute non solo personale, ma dell’intero nucleo familiare, inclusi figli e familiari anziani. Tale funzione, spesso svolta in modo silenzioso, contribuisce in maniera significativa a sostenere il Servizio Sanitario Nazionale, soprattutto nei momenti in cui questo fatica a fornire risposte complete e tempestive. È pertanto fondamentale promuovere e rafforzare politiche di investimento nella salute delle donne, riconoscendone il valore strategico anche in termini di sostenibilità complessiva del sistema. In questa direzione, risulta prioritario consolidare gli interventi in materia di prevenzione, potenziare la sanità territoriale e valorizzare il ruolo dei professionisti della salute, che quotidianamente assicurano un presidio qualificato e capillare sul territorio», ha osservato Schifone, individuando nell’alleanza tra professioni sanitarie e istituzioni il vero ponte verso il futuro.
In conclusione, l’evento di Assosalute ha confermato che «l’automedicazione è donna». Come riassunto da Michele Albero, la prossimità territoriale di medici e farmacisti rappresenta un valore enorme contro il rischio di fonti non attendibili online. Fare rete è l’unica via di salvezza: politica, associazionismo e professionisti devono operare allineati perché, in tema di salute, “nessuno si salva da solo” e la donna resta, oggi più che mai, il motore di questa incredibile resilienza sistemica.



