Aspartame, sucralosio, acesulfame, potassio e saccarina. Sono alcuni dei dolcificanti artificiali (NNS, Non-Nutritive Sweeteners) di più largo consumo con effetti importanti sull’infiammazione sistemica, con un sensibile aumento dei biomarcatori infiammatori. Sono le più recenti evidenze emerse da una metanalisi pubblicata da ricercatori italiani, su Nutrients.
I Non-Nutritive Sweeteners
I dolcificanti non nutritivi artificiali sono sempre più presenti nella dieta comune, considerati come soluzioni non caloriche “innocue” allo zucchero. Di fatto però, le ultime evidenze da studi di letteratura condotti su modelli animali dimostrano come l’utilizzo di cibi industriali ultraprocessati, spesso ricchi di edulcoranti e sempre più parte della tavola quotidiana, possa essere un fattore di innesco di malattie infiammatorie, metaboliche e neoplastiche.
Il consumo di NNS, specie se protratto nel tempo potrebbe avere importanti effetti sui biomarcatori di infiammazione fra i più comuni, quali ad esempio la proteina C-reattiva, le interleuchine 6 e 1β e il fattore di necrosi tumorale alfa. Un’evidenza importante se si considera che l’infiammazione cronica di basso grado è un fattore riconosciuto per lo sviluppo e la patogenesi di disturbi metabolici critici, tra cui obesità, insulino-resistenza, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2.
Inoltre, gli ultimi studi mettono in chiaro anche una possibile relazione tra i dolcificanti, il microbiota e l’immunità, dove i NNS avrebbero un effetto pro-infiammatorio sul microbiota, favorendo uno stato di disbiosi. Questo, a sua volta, potrebbe alterare le vie di segnalazione metabolica e le risposte immunitarie, esacerbando l’infiammazione intestinale, quindi esponendo a un maggiore rischio di sviluppo per malattie non comunicabili.
Tali evidenze emergono da un’ampia revisione di 37 studi sugli animali, presenti in letteratura fino a maggio 2025, selezionati sui principali motori di ricerca quali PubMed, Web of Science e Scopus. Degli studi consideratiti 17 riguardavano l’aspartame, 16 il sucralosio, 5 l’acesulfame potassico e 4 la saccarina.
I primi risultati
L‘esposizione all’aspartame ha fatto osservare un aumento significativo delle citochine pro-infiammatorie, tra cui Tnf-α, Il-6 e Il-1β, in diversi tessuti, come plasma, colon, fegato, tessuto adiposo e in specifiche regioni cerebrali, tra cui corteccia prefrontale e ippocampo. Inoltre, si sarebbe evidenziato un legame importante con stress ossidativo e disregolazione neuroendocrina, caratterizzata da un aumento dei livelli circolanti di corticosterone e perossidazione lipidica, neuroinfiammazione e attivazione microgliale.
Circa le dinamiche e i meccanismi infiammatori, l’aspartame sfrutta l’attivazione del fattore nucleare Nf-κB e dell’inflammasoma Nlrp3 in tessuti come il cervello, il polmone e il fegato. Infine, è emersa una azione negativa per la patologia infiammatoria intestinale e l’infiammazione sistemica, anche in caso di assunzione di livelli di giornalieri di aspartame accettabile.
Evidenze sul sucralosio
Questo dolcificante sarebbe responsabile di un danno alla barriera intestinale con conseguente endotossiemia. Questa condizione compromette l’integrità della barriera. Tale esito si sarebbe tradotto in un incremento del lipopolisaccaride circolante e in una riduzione dei livelli ridotti di occludina e IgA secretoria. In caso di assunzione prolungata, il sucralosio stimolerebbe la diminuzione della diversità batterica, elemento di fatto molto positivo, a vantaggio di un aumento di profili genici microbici pro-infiammatori, che si ritrovano ad esempio in malattie metaboliche e infiammatorie.
Infine, si sarebbero osservati effetti infiammatori sistemici estesi all’intestino, con aumenti di Il-6, Tnf-α e Lps (Lipopolisaccaridi) circolanti, un fattore causale nella neuroinfiammazione, associati a alterazioni istopatologiche osservate in fegato, reni, pancreas e vescica urinaria.
Altri risultati
L’Acesulfame Potassio, o Acesulfame K, ha un effetto prevalentemente sull’intestino, con studi che suggeriscono un aumento della infiammazione della mucosa intestinale simile a quelli rilevati nelle malattie infiammatorie intestinali e un aumento della permeabilità. Mentre la saccarina mostra dati incerti fra, in alcuni casi, attenuazione della colite e in altri altri effetti infiammatori nel fegato, come aumento di iNos e Tnf-α, potenzialmente mediati da alterazioni del microbiota intestinale.
Tali risultati sono, tuttavia, dose-dipendenti: ad esempio per l’aspartame effetti significativi sono registrati a dosaggi a partire da 17 mg/kg con un aumento maggiore di Tnf-α, Il-6, Il-1β e Nf-κB rilevato in consumi ad alta dose di aspartame, pari a 60 mg/kg rispetto a basse dose, ovvero 30 mg/kg. Mentre per l’Acesulfame K, l’elevazione significativa delle citochine è stata riscontrata solo a livelli di esposizione più alti, specialmente se l’assunzione è cronica o a lungo termine.
Per l’aspartame, alcuni studi che avevano come parametro di riferimento durate di esposizione più brevi o dosi più basse, non hanno fatto rilevare cambiamenti significativi nei marcatori infiammatori. Infine, l’esposizione materna o a lungo termine all’aspartame era associata ad alterazioni dei profili delle citochine T-helper nella prole.
Saranno necessari ulteriori trial clinici randomizzati su larga scala, ampi e ben progettati per confermare il binomio dolcificanti artificiali-azione pro-infiammatoria, ponendo attenzione al ruolo causale del microbiota intestinale, sulla base delle evidenze attuali che sembrano suggerire che il consumo di NNS correli alla disbiosi intestinale, a sua volta responsabile dell’alterazione delle vie di segnalazione metabolica e delle risposte immunitarie.
Inoltre, poiché è difficile stimare l’esatta quantità di NNS assunta quotidianamente e poiché la quantità non è indicata chiaramente sulle etichette alimentari, è necessario avviare ulteriori ricerche e misure di sanità pubblica per monitorare e limitare l’esposizione, in particolare nei bambini che hanno maggiori probabilità di avvicinarsi o superare la dose giornaliera accettabile. È cruciale, inoltre, migliorare la qualità e la completezza della rendicontazione negli studi preclinici, soprattutto per quanto riguarda la randomizzazione, la procedura di blinding, i criteri di esclusione e le pratiche di benessere animale, per aumentare la riproducibilità e l’affidabilità delle ricerche future.
Fonte
Raoul PC, Romano M, Galli FS et al. Impact of Artificial Sweeteners on Inflammation Markers: A Systematic Review of Animal Studies. Nutrients, 2025, 17(20), 3251. Doi: https://doi.org/10.3390/nu17203251


