Una camminata contro la fatigue oncologica, indotta da cancro del colon-retto è al centro di un ampio studio presentato al congresso dell‘American Society of Clinical Oncology dedicato ai tumori gastrointestinali (ASCO GI). L’analisi evidenzia la potenzialità dell’attività fisica regolare, dove la camminata avrebbe un ruolo predominante, nel ridurre la stanchezza correlata alle terapie oncologiche, migliorando in maniera importante la qualità di vita.
Lo studio
Lo studio internazionale ColoCare ha coinvolto oltre 1700 pazienti con tumore del colon-retto di tutti gli stadi, dove circa 1 paziente su 5 presentava malattia metastatica al momento della diagnosi. I partecipanti, per il 48% donne, avevano un’età media 67 anni.
I pazienti sono stati seguiti per due anni dopo la diagnosi, al fine di raccogliere dati sull’attività fisica praticata, sulla fatica percepita e sulla qualità di vita a intervalli regolari (al momento della diagnosi, a 6, 12 e 24 mesi). Tali informazioni sono state rilevate con questionario validato – International Physical Activity Questionnaire (IPAQ) – per il calcolo dell’energia spesa in diverse attività, dove erano state distinte camminata, attività moderata (come nuoto o bicicletta) e attività vigorosa (come corsa o sport intensi), classificando i pazienti in tre categorie: attività bassa (meno di 600 unità settimanali), moderata (tra 600 e 3000) e alta (oltre 3000).
La fatica e la qualità di vita sono state misurate utilizzando la scala EORTC QLQ-C30, uno strumento per la valutazione della qualità di vita nei pazienti oncologici.
I primi risultati sembrano dimostrare che nel primo anno dalla diagnosi, completata la chemioterapia, mantenere un’attività fisica costante possa determinare benefici duraturi negli anni successivi. La fatigue oncologica, infatti, a differenza dell’affaticamento normale, in genere non scompare con un maggiore riposo, impattando in modo significativo sulla qualità della vita e sulla capacità funzionale della persona, perdurando ben oltre il completamento del trattamento oncologico. Quasi il 40% dei sopravvissuti al tumore del colon-retto riferisce di provare ancora affaticamento da moderato a grave, anni dopo la fine del trattamento. Mentre la qualità della vita è stata misurata utilizzando un questionario specifico dell’Organizzazione Europea per la Ricerca e il Trattamento del Cancro (EORTC).
Risultati principali
Lo studio ha rilevato che tra i pazienti con tumore del colon-retto non metastatico, coloro che hanno riferito di camminare come regime di esercizio fisico postulato da 6 a 12 mesi dopo la diagnosi hanno ottenuto i maggiori benefici, con punteggi di affaticamento correlato al cancro più bassi e punteggi di qualità della vita più alti riportati 2 anni dopo la diagnosi. Nello specifico, i punteggi di affaticamento sono migliorati significativamente da 32,5 alla diagnosi a 29 a 12 mesi e 26,8 a 24 mesi.
Sebbene, anche i pazienti con malattia metastatica abbiano mostrato una riduzione dell’affaticamento, da 40,7 alla diagnosi a 37,1 e 36,4 rispettivamente a 12 e 24 mesi, questi cambiamenti erano più modesti e non hanno raggiunto la significatività statistica. Ciò ha fatto desumere che i livelli di attività fisica al momento della diagnosi non erano un predittore affidabile dell’affaticamento a lungo termine e degli esiti sulla qualità della vita.
Al contrario, il livello di attività mantenuto tra la diagnosi e il follow-up a un anno si è rivelato un predittore più forte di esiti migliori. In conclusione, questi risultati suggeriscono che la finestra di recupero post-trattamento potrebbe essere un periodo critico per gli interventi comportamentali a supporto dell’attività fisica e per ridurre il carico sintomatologico a lungo termine.
Inoltre, lo studio evidenzia che le raccomandazioni sull’attività fisica per i pazienti con tumore del colon-retto dovrebbero essere personalizzate in base allo stadio di malattia e alla fase del percorso terapeutico. La camminata emerge come l’intervento più accessibile e sicuro, particolarmente utile nelle fasi iniziali dopo la diagnosi e durante i trattamenti, quando la capacità funzionale può essere ridotta.
Prossimi passi
Gli sforzi futuri della ricerca si dovranno concentrare nel dimostrare come i percorsi biologici e comportamentali e attraverso quali l’attività fisica siano in grado di influenzare l’affaticamento correlato al cancro e la qualità della vita.
I ricercatori intendono integrare biomarcatori che saranno valutati tramite dispositivi indossabili per monitorare in tempo reale l’attività e i modelli di sonno, insieme a valutazioni metaboliche utili a valutare la funzione muscolare e il recupero.
Inoltre, il team prevede di indagare gli ostacoli all’attività fisica in diverse popolazioni di pazienti, comprese le disparità socioeconomiche, razziali, etniche e legate al trattamento, per fornire informazioni su interventi di sopravvivenza più personalizzati.
Fonte
Liu L. Longitudinal study on the influence of physical activity in managing cancer-related fatigue in patients with colorectal cancer. https://www.asco.org/abstracts-presentations/255091



