Fitoterapia integrata per il trattamento della cefalea

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La cefalea è un dolore riferito a una o più zone della testa e del collo che ha una manifestazione molto variabile e coinvolge oltre 20 milioni di italiani secondo un’indagine ad hoc condotta dal GFK Eurisko a inizio 2014. La sua causa non è ad oggi definita e le terapie mirano a ridurre i fattori scatenanti e a contenere i sintomi con analgesici e farmaci per la regolazione dell’ipotizzato meccanismo di vasodilatazione e vasocostrizione che è alla base. Le medicine complementari sono uno dei campi di riferimento per i pazienti che ne soffrono, come spesso capita nelle patologie da eziologia sconosciuta e con terapie convenzionali non risolutive.

Cefalea e fitoterapia integrata

Il trattamento del mal di testa nelle sue due varianti più rappresentate della cefalea tensiva e dell’emicrania include spesso anche la fitoterapia. Dall’antica medicina delle tradizioni giungono alla medicina moderna delle evidenze su alcune piante antidolorifiche alle quali si affiancano quelle selezionate in base ai criteri dell’interazione neuro-ormonale.
Le piante ad azione analgesica utilizzate nelle varie tradizioni in passato e in qualche caso confermate dal vaglio della scienza odierna sono il salice, l’arpagofito e l’ulmaria, che hanno un’azione antinfiammatoria simile ai Fans, gli estratti dal Papaver sonniferum, presenti nei principi attivi degli analgesici oppioidi, e gli antinfiammatori ad azione mista come la boswelia, la mirra e la Cannabis sativa. Una recente review aggiunge all’elenco delle piante utili nella gestione dell’attacco acuto la camomilla e la menta.
Tra le piante spesso utilizzate nella pratica clinica si segnalano inoltre l’Harpagophytum procumbens e il Salix alba come antinfiammatori/analgesici sintomatici e l’associazione di Curcuma longa, Glycyrrhiza glabra e Boswellia serrata come azione antinfiammatoria di fondo.
Gli estratti della Cannabis sativa si sono dimostrati utili nella riduzione della frequenza degli attacchi e nella sua scomparsa riportate rispettivamente nel 19,8% e nell’11,6% dei pazienti trattati secondo una revisione retrospettiva della letteratura che ha coinvolto 121 pazienti (Rhyne, 2016).
Tra le piante profilattiche che agiscono come prevenzione della ricorrenza degli episodi emicranici troviamo un consolidato utilizzo del Tanacetum parthenium oltre che di altre piante quali la curcuma, il farfaraccio, il limone e il coriandolo.

I criteri di selezione delle piante utili per i pazienti con cefalea tensiva sono il meccanismo d’azione miorilassante, antinfiammatorio e analgesico. Per i pazienti con emicrania invece il meccanismo d’azione da selezionare è più dettagliato e distinto dalla gestione dell’episodio acuto e dalla profilassi nella manifestazione cronica. Per la fase acuta è necessario che i principi attivi contenuti nel fitocomplesso delle piante agiscano in maniera sinergica sui recettori per la serotonina 5HT tipo 1 e antagonizzino invece i recettori 5HT tipo 3 per contrastare la nausea. L’interazione ricercata invece nel trattamento profilattico è l’antagonismo con i recettori per la serotonina del tipo 5HT2. Altri importanti requisiti sono l’aumento del livello di endorfina, l’assenza di interazione con l’acetilcolina e la noradrenalina e la bassa incidenza di effetti avversi (Lopresti, 2020; Ferrara, 2019).
Da queste indicazioni si possono selezionare alcune piante sintomatiche citate già in precedenza e alcune profilattiche che dovrebbero meritare una sezione dedicata come il tanaceto, la curcuma e il farfaraccio.

Tanacetum Parthenium

Il tanaceto è conosciuto dalle medicine antiche e il suo utilizzo nella cura dei dolori cefalici e non è riportato nelle materie mediche delle medicine mediterranee stilate da Dioscoride e da Plinio (Ferrara, 2019). La sua azione è data principalmente dai lattoni sesquiterpenici e da un pool di principi attivi presenti nel fitocomplesso che riducono l’eccitabilità delle cellule muscolari lisce, inducono una vasocostrizione, inibiscono la sintesi delle prostagliandine, riducono l’esocitosi più efficacemente dei Fans, presentano un effetto analgesico e interagiscono con i recettori serotoninergici e con la sintesi della serotonina. L’estrazione consigliata dovrebbe avere una titolazione superiore all’1% di lattoni sesquiterpenici ed essere prescritta al dosaggio di almeno 250 mg al die da mantenere per un tempo lungo, di almeno tre mesi. Gli studi riportano una diminuzione dell’intensità del dolore e della frequenza degli attacchi acuti emicranici: come affermato da una datata review pubblicata sul Lancet, il tanaceto non fa guarire dall’emicrania, ma ne migliora decisamente la sintomatologia, effetto che scompare con una sospensione prematura del fitoterapico (Murphy, 1988). La conferma della sua efficacia giunge anche dalla Cochrane Review, che nella sua ultima versione del 2015 riporta una diminuzione del numero degli attacchi di emicrania nei pazienti che assumono il partenio superiore a quella osservata nei pazienti che ricevono il placebo (Wider, 2015). La ricerca propone sempre più frequentemente l’associazione del partenio all’integrazione dell’oligoelemento magnesio e a molecole antiossidanti come il coenzima Q10 al fine di migliorarne l’efficacia. Uno studio randomizzato pubblicato nel 2012 su Acupuncture in Medicine sostiene che l’associazione dell’agopuntura con il tanaceto consenta di ottenere un risultato migliore rispetto alle singole terapie separate nella qualità della vita di un gruppo di donne con cefalea (Ferro, 2012). Sono diverse a tal proposito le evidenze sulla maggiore efficacia delle terapie integrate, che includono i vari aspetti della manifestazione patologica soggettiva, rispetto alle singole terapie, che rischiano di essere riduzioniste e meno funzionali.

Quale sistema psicosomatico sostenere

La fitoterapia psicosomatica integra il sostegno della risorsa interna percepita carente dal paziente nella situazione di disagio con la cura del sintomo. Il suo intento è di portare consapevolezza all’esperienza vissuta accompagnando il paziente nell’esplorazione di quale risorsa interna egli sente carente. Spesso da tale esperienza emerge la componente psicosomatica della cefalea (quando presente) e con essa si apre la possibilità per il paziente di cogliere quel potenziale evolutivo che a volte il sintomo porta con sé.
Alle piante sopra elencate si possono quindi integrare i rimedi che sostengono i principali due sistemi psicosomatici essenziali solitamente percepiti carenti: quello del piacere-serotonina e quello della pace-endorfina. Nell’elenco dei rimedi fitoterapici classificati nel Sistema Psicosomatico Essenzialie Pace-Endorfina troviamo piante come la camomilla e la scutellaria, miorilassanti e ansiolitiche, proprietà di cui può giovarsi il paziente che presenta una cefalea soprattutto di tipo tensivo. La camomilla ha anche un’azione indiretta sui recettori degli endocannabinoidi che mediano una sua azione analgesica. Altra pianta che sostiene il sistema della pace-endorfina è la valeriana, che interagisce con il metabolismo della melatonina, ormone del sonno, prezioso alleato del paziente con cefalea. Tra le piante che invece sostengono il Sistema Psicosomatico Essenziale del Piacere-Serotonina la prima scelta cade indubbiamente sulla Griffonia simplicifolia, che contiene all’interno dei suoi semi il 5 idrossi triptofano, precursore della serotonina, e per tale motivo è presente anche in alcuni lavori sul dolore funzionale presente nella sindrome fibromialgica e nella cefalea.

Fabio Rodaro

1 COMMENT

  1. Buongiorno e grazie per l’interessante articolo. Desideravo sapere se la Camomilla cui si fa riferimento è la romana o la matricaria e perchè è più consigliabile l’oligoelemento Magnesio invece del Fosforo (io in genere consiglio quest’ultimo).
    Grazie,
    Emanuela

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