Giovanni Nuti: serve un approccio critico e comparato del metodo iridologico

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GIOVANNI OCCHIALINI TONDIIl Dottor Giovanni Nuti si laurea nel 1979 in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Firenze. Consegue svariati master, tra i quali quello in Iridologia e Naturopatia, in Omeopatia e in Fitoterapia. Iscritto al Registro delle Medicine non convenzionali dell’ordine dei medici di Prato, per la Fitoterapia e l’Omeopatia, vanta una serie di pubblicazioni oltre che la composizione di musiche e la produzione di dipinti e sculture.

Qual è il significato specifico dell’Iridologia clinica e come viene affrontata in Italia?
In Italia, come nel resto d’Europa, non c’è un reale interesse a dare significato vero al termine di Iridologia clinica: la maggioranza dei naturopati e dei medici che praticano l’Iridologia vivono ancora nel sogno di una “diagnosi iridologica”. Nelle mie pubblicazioni e nei miei seminari mi sono sempre battuto per una visione Costituzionale dell’Iridologia, che facesse i conti con la Clinica Generale e in particolare con la Clinica Oculistica. Per essere più precisi dovremmo parlare di Iridologia Clinica omeopatica, perché è proprio nella visione diatesica e costituzionale dell’Omeopatia che possiamo dare un senso clinico all’osservazione iridologica.

Come si è avvicinato a questo sistema di analisi?
Mi sono avvicinato all’Iridologia perché ho sofferto la frammentazione meccanicista della Medicina, così come veniva e viene insegnata nelle nostre università: questa frammentazione, questo riduzionismo era particolarmente sentito e avversato dalla mia generazione, anche da un punto di vista più generale, culturale e politico.

In Europa sono molti i medici che si occupano di questa disciplina?
Non sono in possesso di dati certi, ma credo che molti iridologi siano naturopati e pochi i medici, soprattutto pochissimi i medici che abbiano un approccio critico e comparato del metodo iridologico.

In Italia?
Nel nostro paese la situazione mi pare ancora peggiore. Se guardiamo ai titoli di certi manuali di Iridologia e alle teorie “selvagge” che sono proposte dagli autori, possiamo capire la diffidenza dei colleghi e degli scettici. È un vero peccato, perché l’osservazione iridologica, praticata secondo una visione diatesica e costituzionale, può essere di grande aiuto nella Clinica omeopatica, ma anche nella pratica ambulatoriale di un medico di Medicina Generale: possiamo individuare marcatori iridologici molto promettenti, per esempio per monitorare la reattività immunologica o la predisposizione ai disturbi del metabolismo lipidico.

Vi sono giovani medici che si stanno avvicinando a questa tecnica e che, dunque, sono in procinto di affrontare il cosiddetto ricambio generazionale?
I giovani che mi hanno avvicinato nei seminari e nelle conferenze sono soprattutto naturopati. Solo alcuni giovani medici mi hanno contattato per avere informazioni, quasi mostrassero una sorta di ambivalenza, fatta di prudenza e curiosità: credo che l’invadenza del sistema dei protocolli, delle procedure e della informatizzazione stia creando una generazione di medici “bloccati”.

I “veterani” che approccio hanno con i giovani?
Per quanto mi riguarda sono disponibile e soprattutto interessato al confronto. Invece mi pare di vedere alcuni docenti, veterani del settore, chiudersi in scuole di pensiero, che spesso si contrastano piuttosto che aprirsi alla ricerca e ad un reale confronto scientifico.

Lei, in particolar modo, affronta questo tema in seminari o incontri universitari?
Sì, ho condotto seminari sia per medici, che per naturopati: questi in particolare vanno guidati verso una reale comprensione dei limiti e dei compiti dell’Iridologia. Per quanto riguarda l’università, credo che i tempi non siano ancora maturi, ma non mi arrendo.

Sara Pavan

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