Il processo d’invecchiamento è la somma di cambiamenti fisiologici, genetici e molecolari che conducono a un progressivo declino cognitivo e locomotorio, associati a un peggioramento della qualità della vita e a effetti negativi sulla salute. Le malattie del sistema nervoso che invecchia sono costantemente oggetto di ricerca, ciò nonostante rappresentano oggi una grave crisi sanitaria pubblica globale. Attualmente, infatti, non esiste una cura definitiva e i farmaci disponibili possono solo rallentare un’inarrestabile decadimento neurologico. La ricerca di composti neurotrofici preventivi in grado di raggiungere il cervello, promuovendo la sopravvivenza e la rigenerazione neuronale, è l’obiettivo a cui da anni ambisce l’industria farmaceutica.
Uno degli ostacoli principali nel trattamento delle patologie neurologiche è, infatti, la difficoltà dei farmaci di attraversare la barriera ematoencefalica e proprio questo limite spinge la ricerca verso molecole in grado di oltrepassare la barriera. Nella ricerca di nuovi composti attivi che potessero presentare potenzialità interessanti sotto questo profilo, l’Hericium erinaceus, un fungo utilizzato da millenni nella pratica della medicina tradizionale cinese, ha destato un forte interesse, diventando oggetto di numerosi studi dai promettenti risultati. Grazie alle molecole bioattive in esso contenute, questo micete trova oggi un crescente consenso per l’applicazione sia come supporto alle terapie farmacologiche nei pazienti cronici, che nel trattamento di disturbi minori.
Un fungo dalle interessanti proprietà
L’Hericium erinaceus è un fungo edibile, apprezzato per il suo sapore simile all’aragosta e per le sue numerose proprietà benefiche per la salute. Visivamente molto attraente, cresce spontaneamente in estate e autunno su tronchi e ceppi di faggi, olmi e querce raggiungendo anche i 2 kg di peso e i 40 centimetri di diametro. Il corpo fruttifero globoso e imponente è fittamente ricoperto da lunghe e penzolanti spine bianche che lo fanno assomigliare ad una maestosa cascata ghiacciata. Noto anche con i nomi di “criniera di leone” e “testa di scimmia”, per via del suo particolare aspetto, questo fungo cresce in Europa, Asia, Nord America e Oceania, mentre in Italia seppur sia piuttosto raro è comunque presente sugli Appennini, in Sicilia e in Sardegna.
Documentato per la prima volta nel XVI secolo durante la dinastia Ming in un’illustrazione cinese, veniva tradizionalmente utilizzato per “nutrire i cinque organi interni (fegato, polmone, milza, cuore, reni) e per combattere i problemi di stomaco e intestino”. In tempi più recenti l’Hericium erinaceus ha però dimostrato numerose altre proprietà benefiche, in particolar modo a sostegno delle funzioni del sistema nervoso. Diverse ricerche hanno dimostrato che con l’utilizzo di questo fungo le cellule danneggiate del sistema nervoso si rigenerano, aprendo così le porte alla sua applicazione nel trattamento della malattia di Alzheimer, del morbo di Parkinson, dell’invecchiamento delle funzioni cerebrali, dell’ansia, della depressione, oltre a disturbi legati a stress e stanchezza.
Il potere davvero unico di questo fungo è legato alla capacità di riparare le cellule danneggiate del sistema nervoso sia centrale che periferico, attraverso la stimolazione della sintesi del Fattore di Crescita Neuronale (NGF – Nerve Growth Factor), la proteina scoperta dalla professoressa Rita Levi Montalcini che rivoluzionò la conoscenza del sistema nervoso e di numerose malattie.
Applicazioni in ambito neurologico
L’invecchiamento sano è una questione che riveste oggi un ruolo di primo piano a causa del crescente aumento della popolazione geriatrica in tutto il mondo. Le malattie neurologiche comprendono un ampio gruppo di disturbi che conducono alla progressiva perdita di struttura e funzioni delle cellule nervose in varie regioni del cervello e del midollo spinale, come il morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer, la malattia di Huntington, la sclerosi laterale amiotrofica, la sclerosi multipla e la malattia di Creutzfeldt-Jakob.
Ognuna di queste si manifesta con sintomi caratteristici ma tutte condividono la graduale perdita di cellule nervose, compromettendo irrimediabilmente le funzioni cerebrali e conducendo a un graduale declino cognitivo e motorio. Attualmente, le terapie farmacologiche disponibili si concentrano sull’alleviare i sintomi e ritardare la progressione della malattia, migliorando la qualità di vita del paziente. L’intensa attività di ricerca scientifica che da anni focalizza l’attenzione sull’utilizzo dei funghi medicinali, ha dimostrato le promettenti proprietà neuroprotettive dell’Hericium erinaceus [1], aprendo la strada al suo utilizzo nella prevenzione e nel trattamento dei disturbi neurologici.
Eccellente neuroprotettivo, l’Hericium è in grado di stimolare il rilascio del fattore di crescita nervoso, regolare i processi infiammatori, ridurre lo stress ossidativo e preservare le cellule nervose dall’apoptosi. Grazie agli effetti positivi ottenuti nel trattamento dei disturbi cognitivi, degli ictus ischemici e della perdita dell’udito legata all’età è stato possibile evidenziare anche risultati promettenti nel trattamento dei disturbi depressivi spesso associati a queste patologie. Nel corso di una ricerca scientifica condotta nel 2010 [6] è stato evidenziato come l’Hericium sia, inoltre, in grado di mitigare ansia e depressione, migliorando l’insonnia e altre manifestazioni psicofisiche legate allo stress, favorendo pertanto anche il riequilibrio della dimensione psicoemotiva.
Due attivi promettenti
Seppur i meccanismi d’azione attraverso i quali agisca l’H. erinaceus non siano stati del tutto chiariti, è comunque evidente come alcuni dei suoi numerosi bioattivi siano straordinariamente efficaci. Le molecole che più hanno mostrato interessanti attività biologiche in questo campo sono le erinacine contenute nel corpo fruttifero e gli ericenoni contenuti nel micelio. In linea generale si tratta di proteine a basso peso molecolare contenute esclusivamente in questo fungo che agiscono in maniera elettiva e sinergica su due distretti dell’organismo, peraltro profondamente connessi, l’apparato gastrointestinale e il sistema nervoso. Questi composti hanno la capacità di interagire con la regolazione delle citochine, delle proteine chinasi e dei fattori di trascrizione, oltre a modulare i fattori neurotrofici come il BDNF (Brain Derived Neurotrophic Factor), coinvolto nella plasticità sinaptica, nell’apprendimento e nella memoria. Le 19 erinacine finora isolate sono in grado di attraversare efficacemente la barriera ematoencefalica e 10 di queste possono indurre l’espressione di NGF nel cervello e promuovere la crescita dei neuriti.
Note per la stimolazione della produzione dell’NGF, tra le principali proprietà delle erinacine un ruolo altrettanto rilevante è quello della regolazione delle funzioni mitocondriali, poiché nelle patologie neurodegenerative i mitocondri possono diventare disfunzionali, contribuendo alla morte cellulare. La loro azione è, quindi, in grado di rallentare la degenerazione neuronale e sostenere la sopravvivenza delle cellule cerebrali. Le erinacine sono, inoltre, attive nella riduzione e nella prevenzione dell’aggregazione proteica anomala, in particolar modo delle β-amiloide e α-sinucleina, responsabile di danno cellulare. Gli ericenoni invece stimolano la sintesi dell’NGF e la sua espressione genica attraverso l’attivazione del percorso di segnalazione della proteina chinasi A. L’attività di neurogenesi indotta da questi bioattivi si riscontra in particolar modo nella zona subgranulare dell’ippocampo, una regione cerebrale spesso associata a malattie neurodegenerative, cruciale per l’apprendimento e la memoria. Inibendo la colinesterasi, l’enzima che degrada l’acetilcolina, questi composti possono migliorare le funzioni cognitive aumentando i livelli di acetilcolina a livello cerebrale. Rilevante è anche l’influenza sulla comunicazione sinaptica, la propagazione dell’impulso nervoso e il flusso di informazioni tra le diverse aree cerebrali coinvolte nei processi cognitivi.
Una scoperta da Premio Nobel
La scoperta dell’NGF, frutto delle lunghe ricerche della scienziata e ricercatrice italiana Rita Levi Montalcini che nel 1986 venne per questo insignita del premio Nobel per la medicina insieme al biochimico Stanley Cohen, ha aperto nuovi orizzonti nel mondo scientifico. Appartenente al gruppo delle neurotrofine, l’NGF è una molecola proteica capace di legarsi a recettori specifici presenti sulla membrana delle cellule nervose stimolando la crescita e lo sviluppo di nuovi neuroni oltre a preservare in buono stato quelli maturi.
Costituito da due unità di 118 aminoacidi ciascuna, l’NGF è coinvolto nei meccanismi di riparazione della guaina mielinica del rivestimento assonale e nell’aumento della velocità di conduzione dell’impulso nervoso. La sua attività è fondamentale nella regolazione dei neurotrasmettitori e nella sintesi delle cellule nervose simpatiche e sensoriali. Poter agire efficacemente sull’attività di questa proteina potrebbe costituire una svolta determinante nel trattamento delle patologie neurologiche.
Prospettive e sicurezza
Sotto il profilo della sicurezza, tutti gli studi condotti finora suggeriscono che l’Hericium è sicuro e privo di effetti avversi, risultando un’attraente fonte naturale per lo sviluppo di nuovi medicinali [5]. A partire dagli anni ’90, quando un gruppo di ricercatori giapponesi portò all’attenzione della comunità scientifica la presenza di composti in grado di stimolare le cellule nervose, l’Hericium ha continuato a riscuotere consensi anche in tempi più moderni.
In uno studio condotto [7] in doppio cieco su un campione di uomini e donne di età compresa tra i 50 e gli 80 anni con lieve deterioramento cognitivo, è emerso come la somministrazione di Hericium per 16 settimane abbia condotto ad un significativo aumento delle funzioni cerebrali rispetto al gruppo placebo. Negli anni a seguire molti altri gruppi di ricerca focalizzarono la loro attenzione sull’argomento, confermando il medesimo risultato [2][3][4] e aprendo la strada all’impiego di questo micete nella prevenzione e nella cura delle patologie neurologiche in un futuro non troppo lontano.
Bibliografia di riferimento
- Szućko-Kociuba I, Trzeciak-Ryczek A, Kupnicka P, Chlubek D. Neurotrophic and Neuroprotective Effects of Hericium erinaceus. Int J Mol Sci. 2023 Nov 3;24(21):15960. doi: 10.3390/ijms242115960. PMID: 37958943; PMCID: PMC10650066.
- Brandalise F, Roda E, Ratto D, Goppa L, Gargano ML, Cirlincione F, Priori EC, Venuti MT, Pastorelli E, Savino E, Rossi P. Hericium erinaceus in Neurodegenerative Diseases: From Bench to Bedside and Beyond, How Far from the Shoreline? J Fungi (Basel). 2023 May 10;9(5):551. doi: 10.3390/jof9050551. PMID: 37233262; PMCID: PMC10218917.
- Saitsu Y, Nishide A, Kikushima K, Shimizu K, Ohnuki K. Improvement of cognitive functions by oral intake of Hericium erinaceus. Biomed Res. 2019;40(4):125-131. doi: 10.2220/biomedres.40.125. PMID: 31413233.
- Li IC, Lee LY, Tzeng TT, Chen WP, Chen YP, Shiao YJ, Chen CC. Neurohealth Properties of Hericium erinaceus Mycelia Enriched with Erinacines. Behav Neurol. 2018 May 21;2018:5802634. doi: 10.1155/2018/5802634. PMID: 29951133; PMCID: PMC5987239.
- Jiang S, Wang S, Sun Y, Zhang Q. Medicinal properties of Hericium erinaceus and its potential to formulate novel mushroom-based pharmaceuticals. Appl Microbiol Biotechnol. 2014 Sep;98(18):7661-70. doi: 10.1007/s00253-014-5955-5. Epub 2014 Jul 29. PMID: 25070597.
- Nagano M, Shimizu K, Kondo R, Hayashi C, Sato D, Kitagawa K, Ohnuki K. Reduction of depression and anxiety by 4 weeks Hericium erinaceus intake. Biomed Res. 2010 Aug;31(4):231-7. doi: 10.2220/biomedres.31.231. PMID: 20834180.
- Mori K, Inatomi S, Ouchi K, Azumi Y, Tuchida T. Improving effects of the mushroom Yamabushitake (Hericium erinaceus) on mild cognitive impairment: a double-blind placebo-controlled clinical trial. Phytother Res. 2009 marzo; 23(3):367-72. DOI: 10.1002/PTR.2634. PMID: 18844328
Tratto dal numero di aprile 2025 di Medicina Integrata



