Il sonno è una funzione biologica fondamentale che occupa circa un terzo della vita umana ed è regolato da complessi meccanismi neurofisiologici circadiani. Durante tale fase si riduce lo stato di coscienza e si modificano attività cerebrale, tono muscolare e funzioni neurovegetative. Questa condizione consente il recupero energetico, il mantenimento dell’omeostasi e la riorganizzazione delle funzioni cognitive. Il ciclo sonno-veglia rappresenta uno degli equilibri più delicati dell’organismo umano. Quando questo ritmo naturale si altera, può comparire l’insonnia che si manifesta attraverso diverse modalità cliniche: difficoltà di inizio del sonno, aumentata frammentazione con risvegli multipli oppure ridotta qualità del sonno, tale da non garantire un adeguato recupero funzionale.
Ciclo biologico del sonno
Nell’arco degli anni la qualità del sonno va gradualmente modificandosi: la fase di sonno profondo si riduce mentre si espande la fase del sonno leggero con aumento del numero dei microrisvegli, fenomeni fisiologici che, se troppo frequenti, portano a stanchezza mentale e a un maggiore stress per l’organismo. Il sonno nella terza età diventa più leggero e frammentato con facile addormentamento, ma difficoltà a mantenere il sonno (insonnia da mancato mantenimento del sonno o da precoce risveglio al mattino). Ne deriva la percezione di non avere riposato a sufficienza, sia perché il sonno non è abbastanza prolungato sia perché manca della necessaria capacità ristoratrice. Dati epidemiologici segnalano che l’insonnia può affliggere oltre il 50 per cento delle persone dopo i 65 anni.
Cause e diagnosi
La gestione dell’insonnia richiede innanzitutto l’identificazione delle cause che la determinano. Questo disturbo può avere origini molto diverse: fattori psicologici come stress, ansia o depressione; abitudini scorrette, ad esempio un’alimentazione ricca di grassi saturi, snack salati o bevande contenenti caffeina; l’uso di dispositivi elettronici nelle ore serali; oppure condizioni ambientali sfavorevoli, come eccesso di luce o rumore. Anche alcune condizioni mediche, come il dolore cronico, possono contribuire in modo significativo all’insorgenza o al mantenimento dell’insonnia.
Nella terza età i disturbi del sonno tendono ad accentuarsi: patologie organiche (come malattie reumatiche, polmonari, cardiache o neurologiche), così come condizioni quali tinnito, patologie cerebrovascolari e forme di demenza, possono alterare in modo significativo il ritmo sonno veglia. Anche fattori psicologici, tra cui depressione, solitudine o eventi di perdita, contribuiscono a peggiorare la qualità del sonno. A ciò si aggiunge la politerapia, cioè l’assunzione di più farmaci come diuretici, cortisonici che contribuiscono a peggiorare la situazione. In sintesi, nella terza età il sonno diventa più fragile e frammentato, e l’insonnia è spesso il risultato di una combinazione di fattori organici, psicologici, farmacologici e comportamentali.
In questo contesto, è importante sottolineare, infine, che il ripristino dell’orologio biologico passa anche attraverso una corretta igiene del sonno. Abitudini come mantenere orari regolari, ridurre gli stimoli serali e praticare tecniche di rilassamento (ad esempio meditazione o yoga) contribuiscono a stabilizzare il ritmo sonno veglia. In questo contesto, l’impiego di fitoterapia e gemmoterapia può offrire un valido supporto complementare.
Gestione terapeutica
La terapia farmacologica è opportuna solo quando la qualità del sonno è talmente compromessa da influire in modo significativo sul benessere o sulla sicurezza della persona. Nelle forme più lievi o transitorie, possono risultare utili, invece, alcune piante medicinali con proprietà sedative e riequilibranti, come valeriana, passiflora e melissa. Pur avendo un’azione meno intensa e più graduale rispetto ai farmaci ipnotici, non inducono dipendenza né alterano l’architettura del sonno. I loro effetti tendono a manifestarsi dopo 2–4 settimane di utilizzo costante e proprio la loro gradualità d’azione rappresenta un vantaggio, poiché riduce il rischio di assuefazione. Le formulazioni a base di piante medicinali possono essere utili nel trattamento dell’insonnia lieve, soprattutto quando combinano estratti con azioni complementari, così da adattarsi alle diverse manifestazioni del disturbo (difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti o risveglio precoce). Oltre alla scelta delle piante medicinali più indicate, è rilevante anche il momento dell’assunzione. In genere, vanno assunte almeno mezz’ora prima di coricarsi, mentre in alcuni casi può essere utile una somministrazione anticipata nel tardo pomeriggio, a dosaggi più bassi, per favorire un rilassamento graduale. Gli estratti secchi e le formulazioni in gocce rappresentano le forme più idonee per l’assunzione serale, mentre le tisane risultano maggiormente indicate nel pomeriggio, al fine di evitare risvegli notturni correlati alla loro attività diuretica.
Rimedi fitoterapici
Valeriana officinalis L.
La sua radice può essere considerata di prima scelta nel trattamento dell’insonnia: grazie alla netta azione ansiolitica, infatti, favorisce l’addormentamento, migliora la qualità del sonno e contribuisce alla riduzione dei risvegli notturni. Tali proprietà sono riconosciute da OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ed EMA (European Medicines Agency) che ribadiscono come i suoi preparati risultino efficaci “nel ridurre il tempo di latenza necessario ad addormentarsi, nel ridurre la frequenza dei risvegli notturni, nel prolungare la durata del riposo notturno, migliorandone la qualità e, conseguentemente, il benessere dell’individuo durante la giornata.” È indicata, inoltre, in caso di insonnia da affaticamento, soprattutto mentale, in associazione a Passiflora incarnata. L’effetto sedativo è dato dalla presenza dei valepotriati e dell’olio essenziale ad azione antispasmodica, miorilassante. Tali proprietà, oltre a contribuire all’induzione di un buon sonno, risultano utili in caso di cefalea tensiva e negli spasmi gastrointestinali di origine nervosa (intestino irritabile, ecc.).
Avvertenze: assunta alle dosi terapeutiche, risulta generalmente sicura, salvo casi di particolare sensibilità individuale; può occasionalmente provocare nausea o vomito a causa del suo sapore sgradevole. Se assunta la sera, non compromette né la concentrazione né i tempi di reazione il giorno successivo, anche se nelle due ore immediatamente seguenti può ridurre leggermente la vigilanza. A scopo cautelativo, in gravidanza e allattamento è consigliata la prescrizione del medico. Poiché prolunga il sonno indotto dai barbiturici, non deve essere assunta nei giorni che precedono interventi chirurgici.
Passiflora incarnata L.
Preparati a base di passiflora sono considerati utili nel trattamento degli stati di irrequietezza nervosa, come nervosismo, agitazione e irritabilità, e vengono impiegati per favorire una sensazione di calma e ridurre l’ansia. Con il suo impiego si ottiene, in genere, una valida azione ansiolitica, un’attenuazione del senso di angoscia e un sonno di qualità. È indicata nelle forme di insonnia legate a un’eccessiva attività mentale, affaticamento, stress o depressione, così come nell’insonnia che si manifesta nel climaterio e in menopausa. Si rivela utile anche nei casi di calo del tono dell’umore e nelle forme ansiose che si accompagnano a disturbi gastrointestinali di origine nervosa, spasmi muscolari o dolori nevralgici, tutti fattori che impediscono un facile addormentamento e ostacolano un sonno sereno. I principali costituenti della pianta (in particolare i flavonoidi, tra cui vitexina e isovitexina, e gli alcaloidi β carbolinici) sono considerati responsabili dell’effetto sedativo lieve, probabilmente riconducibile a un’azione modulante sui sistemi di neurotrasmissione a mediazione GABA.
Avvertenze: non sono segnalati effetti secondari e tossici alle dosi terapeutiche, a meno che non vi sia una particolare sensibilità individuale. Sono stati riportati rari casi di nausea. Preparati a base di passiflora potrebbero, inoltre, aumentare l’effetto dei farmaci antidepressivi e degli anticoagulanti assunti contemporaneamente (in questi casi è necessaria la prescrizione del medico).
Melissa officinalis L.
Le foglie di melissa trovano indicazione, grazie alle loro proprietà sedative lievi e per l’attività antispasmodica, negli stati d’ansia associati a disturbi digestivi funzionali o con componente psicosomatica. La loro prescrizione è indicata nelle forme di insonnia caratterizzate da difficoltà ad addormentarsi e da episodi di “fame notturna”, così come nelle lievi forme depressive. Viene tradizionalmente associata a Valeriana officinalis nelle formulazioni destinate a favorire il sonno in quanto ne potenzia l’efficacia. Interessante anche l’uso esterno dell’olio essenziale: preparati topici manifestano azione sedativa e calmante e dimostrano di possedere effetti benefici in caso di insonnia (utilizzare in massaggi a livello del plesso solare e dei polsi).
Avvertenze: se ne sconsiglia l’uso in caso di ipotiroidismo e nei soggetti in trattamento con ormoni tiroidei. In gravidanza e allattamento si consiglia la prescrizione medica.
Crataegus monogyna Jacq
Il biancospino è indicato in soggetti che presentano eccessiva emotività e stati ansiosi associati a tachicardia funzionale (eretismo cardiaco) e disturbi del sonno. Flavonoidi e procianidine, presenti nel fitocomplesso della pianta, manifestano proprietà antiossidanti e un’azione di sostegno delle funzioni cardiovascolari, utili in condizioni quali ipertensione lieve, alterazioni del ritmo cardiaco, precordialgie e riduzione della performance cardiaca legata all’età.
Eschscholtzia californica L.
Le preparazioni a base di escolzia si dimostrano efficaci nei casi di difficoltà ad addormentarsi. Contribuiscono, infatti, a ridurre il tempo necessario per prendere sonno, limitano risvegli notturni e incubi, prolungano la durata complessiva del riposo e migliorano sensibilmente la qualità del sonno, senza alterare la fase REM. Il risultato è un sonno più sereno, riposante e realmente ristoratore. Segnalata anche una blanda attività antalgica (emicrania, spasmi colici e biliari, ecc.).
Avvertenze: pur appartenendo alla famiglia delle Papaveraceae, le proprietà sedative che caratterizzano la pianta non danno luogo a fenomeni di dipendenza o tossicità. Si consiglia, comunque, la prescrizione medica in gravidanza, allattamento e pediatria.
Posologia consigliata per le piante medicinali citate: Estratto secco: 1 cps 1-3 volte al dì. Assumere con acqua; TM: 30-50 gocce, diluite in acqua, 1-3 volte al dì. Per entrambe le forme galeniche l’assunzione serale va effettuata circa 30 minuti prima di coricarsi. Eventualmente ripetere l’assunzione in caso di risveglio o di difficoltà all’addormentamento.
Rimedi gemmoterapici
Tilia tomentosa MG 1DH
risulta sicuramente il rimedio più interessante per il trattamento degli stati ansiosi da utilizzare in tutte le età della vita. Il farnesolo, terpene dalle proprietà neurosedative, oltre ai flavonoidi e ad altri componenti, contribuisce all’attività spasmolitica e sedativa che caratterizza questo gemmoderivato. L’azione ansiolitica unitamente a quella blandamente antidepressiva (modula la disponibilità sinaptica di serotonina) favoriscono un miglioramento del tono dell’umore. Esperimenti su cavia hanno dimostrato un marcato incremento della capacità di addormentamento. Tilia tomentosa MG 1DH può essere pertanto prescritta per favorire l’addormentamento e per aumentare la durata del sonno. Non interferisce con l’attività onirica e non provoca assuefazione, per cui il trattamento può essere proseguito anche per periodi prolungati. La sua prescrizione può essere integrata con interventi fitoterapici, omeopatici o farmacologici, in un approccio terapeutico integrato.
Avvertenze: raramente può determinare un effetto paradosso, cioè invece di favorire la calma, può provocare uno stato di eccitazione (Brigo, 1991). In questi casi occorre ridurre la posologia. È buona norma, pertanto, iniziare la terapia partendo dalla posologia minima (10-20 gocce) e aumentarla, eventualmente, con gradualità.
Posologia: Tilia tomentosa MG 1DH, 20-40 gocce, diluite in acqua e sorseggiate lentamente, 1-2 volte al dì; l’assunzione serale va effettuata circa 30 minuti prima di andare a letto.
Crataegus oxyacantha MG 1DH
il gemmoderivato ottenuto dai giovani getti del biancospino, presenta un’azione sedativo ansiolitica utile nelle forme di eretismo cardiaco con ansia/angoscia e nei disturbi del sonno. Studi sperimentali ne hanno evidenziato l’effetto sedativo centrale, dimostrato dal potenziamento della narcosi barbiturica. Grazie alle sue proprietà riequilibranti a livello del sistema neurovegetativo, può essere efficacemente associato a Tilia tomentosa, gemmoderivato che contribuisce a potenziarne l’attività ansiolitica e di miglioramento del tono dell’umore. Questa combinazione esercita un’azione più completa sui disturbi ansiosi e sul sonno: grazie alla modulazione del sistema neurovegetativo contribuisce, infatti, a regolare funzioni essenziali dell’organismo, come il ritmo cardiaco e il tono emotivo, mentre il miglioramento dell’irrorazione cerebrale favorisce una migliore ossigenazione e nutrimento del tessuto nervoso. Ne consegue una riduzione della tensione emotiva e un supporto alle funzioni cognitive, con benefici su memoria, concentrazione e capacità di apprendimento.
Posologia: Crataegus oxyacantha M.G.1DH 30-50 gocce, diluite in acqua e sorseggiate lentamente, 1-2 volte al giorno; l’assunzione serale va effettuata circa 30 minuti prima di andare a letto.
Tratto dal numero di aprile 2026 di Medicina Integrata
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