Considerata un fattore di rischio predisponente a numerose patologie cardiovascolari, l’ipertensione è oggi tra le prime cause di morte nelle società occidentali. L’utilizzo di farmaci antipertensivi sintetici ha sollevato negli ultimi anni non pochi interrogativi in merito a effetti collaterali di vario genere, rilanciando nella comunità scientifica la necessità di ricorrere ad agenti antipertensivi naturali, sicuri, innovativi ed efficaci.
Le numerose ricerche scientifiche condotte nel corso dell’ultimo ventennio hanno evidenziato come la micoterapia possa rappresentare una valida integrazione a supporto dei più convenzionali protocolli terapeutici previsti dalla medicina allopatica. Integrando i funghi medicinali alle tradizionali terapie antipertensive si possono osservare interessanti risultati mitigando peraltro gli effetti collaterali spesso riscontrabili nel paziente cronico.
L’efficacia dei bioattivi
Nel vasto panorama delle medicine complementari, la micoterapia si è quindi distinta per l’abbondanza di bioattivi efficaci nel contrastare non solo l’ipertensione ma anche i quadri patologici ad essa correlati. Miceti come il Polyporus umbellatus, l’Auricularia auricula-judae, la Grifola frondosa e la Lentinula edodes sono solo alcune delle promettenti possibilità che la natura offre nella lotta all’ipertensione. Grazie a meccanismi d’azione differenti e alla presenza di bioattivi specifici i miceti si prestano efficacemente all’utilizzo in diverse condizioni cardiovascolari.
Un versatile diuretico
Nell’antica medicina tradizionale cinese il Polyporus umbellatus, un fungo saprofita noto con il nome di Zhu Ling, veniva impiegato per trattare problematiche urologiche e patologie legate al ristagno dei liquidi. Descritto originariamente in un trattato di materia medica del 200 a.C. come utile rimedio in caso di edemi e difficoltà della minzione, in tempi più recenti questo fungo è stato oggetto di numerosi studi scientifici che hanno confermato brillantemente le sue spiccate proprietà drenanti e diuretiche. La sua principale caratteristica è quella di eliminare i liquidi in eccesso contrastando la stasi linfatica senza intaccare la riserva di un minerale fondamentale per la salute del cuore e per le funzioni metaboliche cellulari.
Dietro questo meccanismo ci sono due sostanze, l’ergone (ergosta-4,6,8(14),22-tetraen-3-one) e il D-mannitolo, che eliminano il sodio e il cloro in eccesso, risparmiando le riserve di potassio, contrariamente a quanto accade per i farmaci diuretici più classici. L’ergone in particolare svolge un effetto diuretico anti-aldosteronico oltre ad agire indirettamente sul canale ionico Na+/K+ [8]. L’azione antipertensiva del Polyporus viene, quindi, ad essere esercitata quando l’innalzamento pressorio è mediato da un incremento dell’aldosterone, ovvero nei casi di accertata ipervolemia. Gli studi hanno inoltre dimostrato che questo micelio non provoca effetti collaterali, consentendone un utilizzo in piena sicurezza.
Un promettente vasodilatatore
Usata da secoli per lenire le mucose irritate di stomaco e intestino, l’Auricularia auricula-judae, un fungo edibile ampiamente conosciuto in Cina, veniva tradizionalmente apprezzata anche per gli effetti benefici sui vasi sanguigni. Ricerche scientifiche recenti hanno confermato gli effetti su cuore e vasi, dimostrando come questo micelio sia in grado di preservare la fisiologica elasticità di arterie, vene e capillari regolando il tono delle pareti vascolari [5]. Una delle proprietà più apprezzate di questo fungo è l’azione anticoagulante esercitata da polisaccaridi capaci di ridurre significativamente il tempo di coagulazione del sangue agendo come inibitore diretto della trombina, dimostrandosi quindi efficace nella prevenzione delle trombosi [6].
L’acido auriculario, un polisaccaride caratteristico di questo fungo, è in grado di stimolare la produzione di ossido nitrico, capace di agire sulla muscolatura liscia dei vasi riducendo la resistenza vascolare periferica e generando un potente effetto vasodilatatore. Studi in via di sviluppo suggeriscono, inoltre, come alcuni bioattivi potrebbero influenzare l’attività dei canali del calcio nelle cellule vascolari impedendo la contrazione dei vasi sanguigni e favorendo pertanto la vasodilatazione, contribuendo così alla riduzione della pressione arteriosa.
ACE-inibitore naturale
Uno dei più importanti meccanismi d’azione nella gestione dell’ipertensione arteriosa è l’inibizione dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE). Il Cordyces sinensis, noto come “fungo caterpillar”, è un raro entomopatogeno originario dell’altopiano tibetano ben noto alla medicina orientale, considerato un’eccellente riserva di bioattivi dall’elevato potenziale. Elencato fin dal 1964 tra i rimedi ufficiali della Farmacopea Cinese e suggerito come rimedio per la sindrome respiratoria grave (SARS) nel 2003, il Cordyceps ha numerose proprietà tra le quali spiccano la capacità di migliorare il ritmo cardiaco e abbassare la pressione sanguigna.
La cordicepina (3’-deossiadenosina) in particolar modo ha suscitato l’interesse della comunità scientifica proprio per il suo possibile ruolo come ACE-inibitore naturale [3][4]. Le ricerche hanno focalizzano l’attenzione sulle modalità con cui questo composto sia in grado di interferire con il meccanismo di conversione dell’angiotensinogeno in angiotensina II, riducendone la produzione e conseguentemente abbassando la pressione sanguigna.
Alleato contro la sindrome metabolica
Noto come “maitake” ovvero “fungo danzante”, la Grifola frondosa è un fungo saprofita commestibile considerato prezioso in Giappone e Cina per le sue proprietà medicinali. Impiegato da secoli nella medicina tradizionale cinese, il suo effetto antipertensivo venne dimostrato per la prima volta nel 1989 e oggi risulta estremamente interessante nel contrastare efficacemente l’aumento della pressione arteriosa nei casi in cui questa sia correlata ad una diagnosi di sindrome metabolica, contribuendo altresì a contrastare l’incremento di peso e l’iperglicemia, ridurre colesterolo e trigliceridi nonché ridurre la concentrazione lipidica a livello epatico.
La Grifola frondosa è attivamente coinvolta nella riduzione della pressione sistolica attraverso un’azione mirata esercitata sul sistema renina-angiotensina [7]. La presenza di fibre solubili inoltre, come i betaglucani e i polifenoli, interferisce con l’assorbimento del colesterolo ematico e genera un effetto antinfiammatorio che contribuisce a migliorare l’elasticità dei vasi sanguigni e a ridurre conseguentemente la pressione arteriosa.
Non solo buono a tavola
Considerato il secondo fungo commestibile più popolare e il terzo più coltivato al mondo, la Lentinula edodes nota anche come shitake, è ricca di bioattivi dalle interessanti proprietà. Alcuni fitonutrienti sono in grado di impedire la formazione di placche sulle pareti dei vasi, favorendo, quindi, il mantenimento di un sano flusso sanguigno. Analogamente al maitake, si rivela essenziale nel trattamento delle ipertensioni correlate alla sindrome metabolica. La presenza di sostanze come l’eritadenina lo rendono un efficace ipolipemizzante, grazie all’azione di regolazione svolta sull’enzima HMG-CoA sintasi [1]. Questa, in combinazione con la tirosinasi, svolge inoltre un’azione di vasodilatazione e rilassamento delle pareti vascolari.
Il principale composto del Lentinula edodes è il lentinano, un polisaccaride che ha dimostrato nel corso di studi recenti una significativa attività di miglioramento della salute cardiovascolare, imputabile alla dilatazione dei vasi con la quale favorirebbe una riduzione della pressione sanguigna. Anche le capacità antiossidante e antinfiammatoria di questo composto pare abbiano un ruolo importante sulla pressione sanguigna, poiché riducendo lo stress ossidativo e la componente infiammatoria sui tessuti si riscontra una riduzione dei valori pressori. Ricchi di magnesio e potassio, nutrienti essenziali nella regolazione della pressione, i funghi shitake sono inoltre in grado di ridurre l’eccesso di sodio riducendo la ritenzione di liquidi [2].
Adattogeno e sicuro
Il termine “adattogeno” iniziò a circolare negli anni ’40 per indicare quelle sostanze capaci di migliorare le prestazioni dell’organismo. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale gli adattogeni vennero utilizzati per sostenere gli equipaggi militari. Oggi possano coadiuvare le terapie convenzionali, potenziando la resistenza dell’organismo a stressor di diversa natura poiché alla luce delle evidenze scientifiche è chiaro che un adattogeno non compromette il normale funzionamento dell’organismo ma lo aiuta a far fronte a situazioni avverse sia fisiche che ambientali.
Negli elenchi degli adattogeni riconosciuti, la presenza dei funghi medicinali è una costante, ricomprendendo tra i tanti anche il Cordyceps. Nel caso dell’ipertensione, i funghi medicinali contribuiscono all’abbassamento pressorio riequilibrando le disfunzioni presenti nell’organismo. Il loro utilizzo si rivela pertanto efficace in quelle situazioni in cui i valori pressori non si attestino come prossimi alla normalità ma siano, invece, significativamente sintomo di un quadro patologico, innescando un graduale riassetto della salute cardiovascolare.
Tratto dal numero di giugno 2025 di Medicina Integrata
Bibliografia:
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