La frase di Benjamin Franklin “Tutti vorrebbero vivere a lungo, ma nessuno vorrebbe essere vecchio”, racchiude una grande verità, condivisa anche dall’uomo moderno, che – nel desiderio di esorcizzare l’atavica paura della vecchiaia prima e della morte poi – tenta di individuare strumenti sempre più efficienti – e talvolta estremi – per trasformare il proprio corpo in un’effigie di eterna giovinezza.
Invecchiamento e radicali liberi
Pur essendo il processo di invecchiamento estremamente complesso e condizionato dall’interazione tra fattori genetici, epigenetici ed ambientali – ai quali può sommarsi l’evento casuale – la teoria che attribuisce un ruolo determinante all’eccesso di radicali liberi ed al conseguente stress ossidativo è una delle più accreditate e suppone che la perdita di funzione cellulare età-correlata possa derivare dall’accumulo di ROS (Specie Reattive dell’Ossigeno) a livello di diverse molecole, alla quale si sommano ossidazione lipidica, ossidazione proteica e modificazioni ossidative a livello nucleare e del DNA-mitocondriale.
I radicali liberi, reagendo con le strutture cellulari, causano l’alterazione dei normali processi biologici e il deterioramento dei tessuti. Il risultato conseguente consiste nella compromissione di molteplici vie metaboliche e dei più diversi organi e apparati. L’accumulo dei danni può condurre nel tempo allo sviluppo di diverse condizioni patologiche e ad una accelerazione del processo di invecchiamento.
Sostenere il network antiossidante
Una produzione eccessiva o non adeguatamente bilanciata di radicali liberi – quando i sistemi antiossidanti endogeni non riescono a contrastarla efficacemente – può attivare quello che viene comunemente indicato come stress ossidativo tossico o DISTRESS, responsabile del progressivo danneggiamento mitocondriale, che diventa emblematico del declino cellulare associato all’invecchiamento. Generalmente, per contenere lo stress ossidativo, l’organismo mette in campo un vero e proprio network antiossidante : costituito da sistemi endogeni ed esogeni, quest’ultimo può essere messo a dura prova, oltre che dall’avanzare dell’età biologica, da particolari condizioni (episodi infettivi, processi infiammatori, attività sportiva intensa, stress psicologico, metabolismo delle sostanze introdotte dall’esterno quali fumo, alcool, alimentazione scorretta,) o dal contatto con fattori ambientali predisponenti, come l’inquinamento atmosferico, i raggi solari e le radiazioni ionizzanti.
Un’alimentazione equilibrata e ricca di nutrienti rappresenta, come sempre, lo strumento ideale per garantire salute all’organismo e sostenere i suoi sistemi antiossidanti, ma soprattutto con l’avanzare dell’età, può rivelarsi utile pensare ad un’integrazione mirata con nutraceutici e fitoterapici che hanno dimostrato grande efficacia nella gestione e soprattutto nella prevenzione del danno ossidativo. Tra questi Polifenoli, Flavonoidi, Licopene, Carotenoidi, vitamine A, C ed E, minerali come il Selenio, la Zinco ed il Rame.
I polifenoli
Prodotti dal metabolismo secondario delle piante, i Polifenoli costituiscono una famiglia di numerose molecole organiche largamente presenti nel regno vegetale. Sono caratterizzati dalla presenza di molteplici gruppi fenolici associati in strutture di diversa forma e complessità. Caratterizzati da rilevante attività antiossidante, ma anche antinfiammatoria, antiaterogena ed antiaging, vengono inseriti frequentemente nella formulazione di integratori ad azione antiradicalica ed antiage. Esempi noti di questa categoria di composti sono il resveratrolo – presente negli acini dell’uva, nel vino, in alcune bacche e semi oleosi – le epigallocatechine del Tè verde o del Cacao, il picnogenolo – miscela di sostanze antiossidanti quali le proantocianidine oligomeriche, presente in concentrazioni elevate nei semi di uva rossa e nella corteccia di Pino marittimo.
Dal tallo dell’Haematococcus pluvialis, microalga alga verde, viene estratta l’astaxantina, carotene cui sono state riconosciute proprietà antiossidanti di gran lunga superiori al quelle della vitamina E (tocoferolo), particolarmente utile per il benessere della pelle (si tratta di un precursore della vitamina A) capace di ridurre gli effetti collaterali da fotosensibilità, contribuire al benessere della retina e favorire la produzione di collagene, migliorando il grado di idratazione ed elasticità della cute, contrastando così i segni dell’invecchiamento cutaneo. La minima dose efficace per l’astaxantina corrisponde a 5mg/die.
Tra i flavonoidi, spiccano per la loro efficacia antiossidante ormai consolidata, quelli del Bergamotto (Citrus bergamia) – neoeriocitrina, neoesperidina, naringina, rutina, dalle proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e vasoprotettive fondamentali nell’assicurare il benessere dell’apparato cardio-vascolare – così come quelli del Cacao (Theobroma cacao L. semi), soprattutto catechina ed epicatechina (flavanoli monomerici), in modo meno significativo poi le proantocianidine. Tra le attività attribuite ai polifenoli del Cacao – al di là della vasodilatazione – va evidenziata anche l’inibizione, proprio in virtù dell’effetto antiossidante, dell’ossidazione del C-LDL e dell’attività LOX, ma anche della riduzione di colesterolo LDL e dei trigliceridi, dell’aumento del colesterolo HDL, della prevenzione della coagulazione del sangue per inibizione dell’aggregazione piastrinica.
Gli antiossidanti endogeni
Ricorrendo alla nutraceutica, è poi possibile integrare, in modo diretto anche alcuni antiossidanti endogeni, come il Coenzima Q10, la cui sintesi si riduce progressivamente proprio con l’età : si tratta di una molecola lipidica – presente nelle membrane di tutti gli organelli cellulari – che svolge la sua funzione a livello della membrana mitocondriale interna, dove trasporta elettroni ad elevata energia lungo la catena respiratoria mitocondriale (produzione di energia attraverso l’ossigeno).
Oltre ad un’efficace attività antiossidante, possiede un’azione antinfiammatoria diretta e rappresenta un nutraceutico importante per proteggere il cervello dalle malattie neurodegenerative, ma soprattutto tutelare la funzionalità cardio-vascolare. Importante però prestare attenzione al dosaggio: la dose efficace corrisponde infatti a 200-600mg/die (ubichinone).
Caratterizzato da una spiccata attività preventiva nei confronti dello stress ossidativo è anche il glutatione, la cui biodisponibilità per via orale è però molto ridotta, rispetto alla via iniettiva o endovenosa.
È possibile pensare quindi ad una supplementazione con precursori del glutatione come l’N-Acetil-Cisteina o NAC : nota per le sue proprietà mucolitiche, è un derivato con acetilazione sul gruppo azotato (N) dell’aminoacido cisteina – uno dei 3 aminoacidi che formano il glutatione – rispetto alla quale presenta un miglior assorbimento intestinale e quindi una maggiore disponibilità a livello cellulare, dove viene convertita in L-cisteina. Oltre a possedere proprietà antiossidanti, la NAC è in grado di incrementare i livelli endogeni di glutatione, risultando perciò particolarmente efficace nella lotta al danno ossidativo.
Tratto dal numero di aprile 2025 di Medicina Integrata



