Il futuro della cura del diabete

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GLP1 (glucagon-like peptide 1), l’ormone prodotto dall’intestino che stimola la secrezione di insulina e inibisce la secrezione di glucagone da parte del pancreas, in pasticche, penne insuliniche intelligenti, dispositivi di monitoraggio glicemico in continuo, terapie di precisione non solo sul tipo, ma anche sul fenotipo di diabete. È questo lo stato dell’arte nella cura di questa diffusa patologia cronica. Cosa aspettarsi dunque nel prossimo futuro?

Traccia una previsione il 14° Italian Diabetes Barometer Webforum 2021, tenutosi lo scorso 7 luglio. La next generation per la cura del diabete si orienta allo sviluppo di un’unica iniezione settimanale di insulina basale, di un’insulina sensibile al glucosio e cardioprotettiva, di nuove soluzioni mediche digitali, di terapie trasformative e, auspicabilmente, un trattamento curativo.

«Medicina e biologia sono destinate a diventare rapidamente scienze dell’informazione, grazie all’avvento di tecnologie innovative, digitali». Così asseriva all’incirca cinque anni fa Luca Pani, professore di Farmacologia all’Università di Modena e Reggio Emilia, e lo ribadisce ancora oggi: «Il diabete è la palestra in cui testare e collaudare questi dispositivi, della present e next generation, applicate tanto  al paziente diabetico, quanto soprattutto al paziente sano, ma a rischio potenziale, con l’intento di predire il tempo in cui la patologia potrà manifestarsi». E forse anche la sua gravità. Una sorta dunque di anticipazione diagnostica, il cui raggiungimento sarà possibile con l’ingresso e l’utilizzo massivo di digital skills, tecnologie digitali e x-omiche (genomica, proteomica, metabolomica, trascrittomica).

Tra queste ultime un ruolo preponderante sarà svolto dalla “continuiomica”, ovvero dal continuum dei dati generati tra la visita in presenza, in telemedicina o statica e la successiva visita statica, i quali possono e potranno essere in misura sempre maggiore (auto)gestiti dalla partecipazione attiva del paziente, il quale da “protagonista” riuscirà a misurare in termini clinici l’evoluzione anticipata della patologia, adottando un (auto)controllo intelligente e funzionale. In linea con l’empowerment del paziente, attivo e partecipe al processo di cura.

«Algoritmi intelligenti informeranno su quanto la persona a rischio si sta discostando da uno stato di benessere, ma il digitale non potrà sostituirsi al totalmente al medico». Né alla responsabilità personale. Algoritmi più intelligenti possono, ad esempio, predire con 5-7 giorni di anticipo la morte di un paziente in Terapia Intensiva in funzione della qualità e tipo di respiro, del bilanciamento metabolico, della risposta cardiaca, della saturazione, ma la scelta di interrompere la ventilazione meccanica resterà sempre un atto umano.

«Nella gestione del diabete, nello specifico – prosegue Pani –  la telemedicina, i sensori, l’analisi di pattern, la Human Machine consentono già una buona autonomia nella gestione del diabete. Dati scientifici dimostrano che il monitoraggio digitale in continuo della glicemia è in grado di abbassare i livelli di emoglobina glicata rispetto al monitoraggio tradizionale con le strisce, grazie alla partecipazione attiva del paziente e alla maggiore consapevolezza nella continuità dei propri livelli di glicemia. Continuità su cui il medico potrà orientare la definizione e l’appropriatezza della terapia e con essa limitare possibili conseguenze».

Pattern recognition, artificial intelligence, automation, neuronal network, algoritmi, data mining, machine learning: la next generation alla cura e al paziente con diabete sarà dunque digitale.

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