Oggi, 17 maggio, ricorre la Giornata Mondiale dell’Ipertensione, appuntamento internazionale dedicato alla prevenzione e alla sensibilizzazione su una delle principali cause di malattie cardiovascolari. L’ipertensione arteriosa rappresenta infatti uno dei più rilevanti fattori di rischio per infarto, ictus e insufficienza cardiaca, rendendo fondamentale una diagnosi precoce e un controllo costante dei valori pressori.
I pilastri per la gestione
Sul fronte terapeutico, negli ultimi anni si è affermata una soluzione innovativa per i pazienti con ipertensione non controllata: la denervazione renale. Si tratta di una procedura endovascolare mini-invasiva che interviene sul sistema nervoso simpatico a livello delle arterie renali, contribuendo a una riduzione stabile e prolungata della pressione arteriosa. Le più recenti linee guida della European Society of Hypertension hanno riconosciuto questa tecnica come terzo pilastro nella gestione dell’ipertensione resistente, insieme ai cambiamenti dello stile di vita e alla terapia farmacologica.
Focus sulla misurazione della pressione
Accanto all’innovazione terapeutica, resta centrale il ruolo della prevenzione. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ipertensione, la Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa promuove iniziative di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale, con gazebo informativi e punti dedicati alla misurazione gratuita della pressione arteriosa, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza sull’importanza del monitoraggio cardiovascolare.
«Il controllo della pressione arteriosa è un elemento chiave nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. La denervazione renale, accanto alla terapia farmacologica ed al corretto stile di vita, rappresenta un’opzione terapeutica innovativa che consente un approccio più mirato e amplia le possibilità di trattamento per i pazienti». A spiegarlo è Agostino Virdis, presidente della SIIA.
Un’iniziativa che contiene un messaggio preciso: la diagnosi precoce è fondamentale. L’ipertensione è infatti spesso definita “killer silenzioso”, perché può rimanere a lungo asintomatica mentre aumenta progressivamente il rischio cardiovascolare.



