“La dieta senza glutine fa dimagrire ed è benefica anche per chi non è celiaco”. “La celiachia è un’allergia al grano ed è una condizione temporanea”. “Una persona può essere più o meno celiaca e, quindi, ogni tanto, è possibile ‘trasgredire’ la dieta senza glutine”. Queste sono solo alcune delle fake news che circolano su celiachia e dieta senza glutine. Fare corretta informazione e sfatare falsi miti su questa malattia è l’obiettivo della Settimana Nazionale della Celiachia, in tutta Italia dal 9 al 17 maggio 2026. Organizzata da AIC – Associazione Italiana Celiachia in collaborazione con le ventuno AIC territoriali associate, la Settimana è giunta alla sua dodicesima edizione e si svolge, come sempre, in concomitanza con la Giornata Mondiale della Celiachia che si celebra il 16 maggio.

L’iniziativa ha l’obiettivo di accendere i riflettori sui falsi miti e sulle innumerevoli fake news che spesso contribuiscono a generare cattiva informazione, scarsa conoscenza della celiachia e di conseguenza delle necessità e dei diritti dei pazienti. Un fitto calendario di appuntamenti dedicati alle persone celiache e non solo, distribuiti lungo tutta la penisola, per promuovere una corretta informazione su celiachia e dieta senza glutine: dai corsi di cucina senza glutine per adulti e bambini alle attività nelle scuole, dalle iniziative di divulgazione e informazione al contatto diretto con gli esperti.

Le iniziative lungo lo stivale

“Tutti a tavola, tutti insieme: le giornate del menù senza glutine” è l’iniziativa che prevede la distribuzione di un menù completamente senza glutine per tutti gli studenti nelle scuole dell’infanzia e della primaria di oltre 600 comuni italiani. Solo nell’edizione del 2025 sono stati distribuiti oltre mezzo milione di pasti gluten free.

Un momento di condivisione e confronto pensato per fornire non solo ai più piccoli, bensì anche alle famiglie e agli insegnanti, le giuste informazioni su celiachia e alimentazione, e far comprendere loro che mangiare senza glutine è possibile, senza rinunciare al gusto, favorendo al contempo la completa integrazione degli alunni celiaci nel contesto scolastico.

In occasione della Settimana Nazionale, AIC aderisce inoltre all’iniziativa internazionale “Shine a Light on Celiac”, che prevede l’illuminazione di verde, colore associato alla celiachia, di edifici, monumenti e altri punti di riferimento nel mondo per “accendere i riflettori” sulla celiachia e sulla dieta senza glutine (clicca qui per scoprire le città aderenti). Nel 2025 sono stati oltre 60 i luoghi illuminati di verde in Italia.

In aggiunta, AIC aderisce alla Coeliac Day Run 2026 promossa da AOECS (Associazione delle Società Europee per la Celiachia), una corsa virtuale che consente ai partecipanti di correre, camminare o andare in bicicletta ovunque si trovino, per sensibilizzare sulla celiachia. I fondi raccolti con la quota di partecipazione sostengono il Fondo di Emergenza AOECS per garantire l’accesso a cibo sicuro e senza glutine in contesti di emergenza in Ucraina e nella Striscia di Gaza.

Lo stato dell’arte

La celiachia è una malattia immuno-mediata causata da proteine ​​prolaminiche correlate, chiamate “glutine”, presenti nel grano, nella segale e nell’orzo.

È caratterizzata da un quadro clinico estremamente variabile, che spazia dalla diarrea profusa con marcato dimagrimento, a sintomi extraintestinali, quali anemia, astenia, amenorrea, infertilità, aborti ricorrenti, bassa statura, ulcere del cavo orale, osteoporosi, dolori articolari, dermatiti, edemi, alopecia, all’associazione con altre malattie autoimmuni, fino a complicanze molto gravi quali l’epilessia con calcificazioni cerebrali o il linfoma intestinale.

La malattia colpisce il tratto prossimale dell’intestino tenue, determinando infiltrazione linfocitaria intraepiteliale, appiattimento dei villi e iperplasia delle cripte.

La celiachia presenta caratteristiche autoimmuni, tra cui l’associazione con HLA-DQ2 o HLA-DQ8, autoanticorpi anti-transglutaminasi tissutale 2 (TG2) e distruzione immuno-mediata delle cellule epiteliali intestinali. Sebbene circa il 30% della popolazione mondiale sia geneticamente predisposta, solo il 2-3% delle persone a rischio sviluppa la malattia. Questa peculiarità, unita alla rapida crescita dell’incidenza negli ultimi decenni, suggerisce che, oltre al glutine, sussistano fattori ambientali.

Nei bambini la celiachia si manifesta solitamente a distanza di alcuni mesi dalla prima introduzione del glutine nella dieta ma può presentarsi anche dopo il secondo/terzo anno di vita. Un tempo ritenuta una patologia esclusivamente pediatrica, può presentarsi a qualsiasi età ma spesso per gli adulti non viene immediatamente considerata.

La celiachia ha una componente genetica, per questo figli e fratelli di persone che ne soffrono hanno una probabilità maggiore di sviluppare la patologia (circa il 10%, rispetto all’1% della popolazione generale).

Secondo i dati del Ministero della Salute (Relazione annuale al Parlamento 2024), in Italia sono 279.512 le persone con diagnosi di celiachia, di cui 194.274 sono donne (70%) e 85.238 uomini (30%), con un rapporto maschi:femmine di 1:2, a conferma della netta prevalenza femminile sull’intero territorio nazionale.

Verso un regime alimentare ottimizzato

Non si guarisce dalla celiachia. L’unico trattamento attualmente disponibile è l’eliminazione a vita del glutine. È, inoltre, necessario ridurre il più possibile il rischio di contaminazioni e di assunzione involontaria di glutine dovuta a comportamenti errati. A incidere sulla vita delle persone, oltre alla necessità di modificare permanentemente il regime alimentare, è la relazione con gli altri in contesti che prevedono pasti fuori casa: dalla scuola al lavoro, dal viaggio ai momenti di svago con gli amici. In Italia, dal 2005 la celiachia è riconosciuta “malattia sociale”.

Sebbene una dieta priva di glutine (DPG) sia efficace nella maggior parte dei pazienti, la guarigione della mucosa è lenta e spesso ostacolata dalla rapida riattivazione delle cellule della memoria, probabilmente correlata a un’esposizione accidentale al glutine. Nonostante questo tipo di dieta sia solitamente povera di fibre, soprattutto se composta da prodotti trasformati senza glutine, sono ancora limitate le informazioni sulla capacità del microbiota dei pazienti celiaci di metabolizzare le fibre lungo il tratto gastrointestinale.

Un maggiore apporto di fibre viene spesso raccomandato ai pazienti celiaci che seguono la dieta priva di glutine (DPG) per gestire la stitichezza, senza una conoscenza meccanicistica della capacità saccarolitica microbica o del suo impatto sull’infiammazione.

È noto che il microbiota duodenale subisce alterazioni nella celiachia. Non è, tuttavia, ancora chiaro se e come il metabolismo microbico delle fibre possa essere influenzato.

Un recente studio, pubblicato su Nature Communications, ha dimostrato che i pazienti affetti da celiachia presentano un metabolismo microbico delle fibre nell’intestino tenue alterato, associato alla riduzione dei taxa degradatori di fibre, Prevotella spp, indipendentemente dal trattamento con la dieta priva di glutine (DPG).

La colonizzazione di topi germ-free con Prevotella spp ha aumentato gli acidi grassi a catena corta (SCFA) nell’intestino tenue. Nei topi sensibilizzati al glutine che esprimono il gene di rischio per la celiachia HLA-DQ8, una dieta integrata con inulina ha facilitato la funzione saccarolitica microbica e la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), accelerando la guarigione della mucosa dell’intestino tenue durante la dieta priva di glutine (DPG).

I risultati ottenuti supportano le indagini cliniche sull’integrazione di fibre alimentari e sulla degradazione microbica delle fibre per migliorare la risposta alla dieta priva di glutine (DPG) nei pazienti celiaci.

Wulczynski M., Constante M., Galipeau, H.J. et al. Small intestinal microbial fiber metabolism dysfunction in celiac disease. Nat Commun 17, 2698 (2026). https://doi.org/10.1038/s41467-026-70644-4

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