Brian Weiss: ipnosi e terapia della regressione

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Quali benefici può dare dal punto di vista medico e/o psicoterapeutico?
Il mio obiettivo fin dall’inizio è stato sempre quello di usare la terapia di regressione come una forma di guarigione. La regressione, ottenuta attraverso l’ipnosi regressiva, è affine alla psicoterapia e alla psicoanalisi tradizionale. Quando eventi traumatici sono portati in superficie con l’ipnosi regressiva vengono interpretati e integrati e di solito si osserva un miglioramento clinico. La differenza principale è che la regressione con l’ipnosi regressiva allarga il campo in modo tale che è possibile far emergere ricordi non solo di questa vita, ma anche di altre. La memoria stessa ha un effetto di compensazione sui sintomi, ricordando le cause, il sintomo nel tempo presente scompare. Le persone si liberano in questo modo da fobie, attacchi di panico e sintomi fisici. Se sono stati impiccati in una vita passata spesso possono presentare problemi al collo in questa vita, o se sono annegati possono in questa vita avere paura dell’acqua o soffrire di conati di vomito o problemi di soffocamento o avere difficoltà nell’inghiottire pillole. Il rivivere la situazione all’origine del sintomo attuale porta a guarigione fisica ed emotiva. Chi fa l’esperienza acquisisce anche una comprensione profonda del fatto che se è vissuta prima, ed ora è qui di nuovo a ricordare le sue vite passate, può in qualche modo trascendere la paura della morte. Guarire la paura della morte, la perdita e il dolore è un traguardo di consapevolezza che si aggiunge ai benefici psicologici e alla guarigione dei sintomi fisici.

Come si fa a dimostrare che ciò che il soggetto vive è veramente una vita precedente?
Ecco perché è bene avere una formazione come terapeuta, perché si è in grado di discernere le differenze. Quando le persone iniziano una psicoterapia tradizionale, parlano dei loro sogni e delle loro fantasie. Immaginate Woody Allen in terapia. C’è quella combinazione di memoria, metafora, simbolo, immaginazione e realtà. È possibile però discernere ciò che è memoria da ciò che è metafora e da ciò che è fantasia. A volte è molto facile, se la persona in regressione sta parlando una lingua straniera che non ha mai imparato. Questo fenomeno si chiama xenoglossia. È qualcosa che non può essere etichettato come immaginazione. Ho avuto persone che parlavano lingue medievali o lingue straniere che non avevano mai imparato a parlare in questa vita. È possibile registrare e farle interpretare dagli esperti di linguistica. Di solito, quando nella regressione si vivono emozioni e si entra nel dettaglio dei fatti accaduti, si può essere certi al 90% che si tratta di una esperienza reale. Ci possono essere dettagli che la persona non conosce. Ad esempio, si possono visitare città per la prima volta, orientandosi perfettamente, sentendosi in luoghi familiari. Si può sapere dove è una vecchia chiesa che al momento presente non esiste più in quanto distrutta da un incendio 150 anni prima. Alcuni sono in grado di descrivere ciò che accadeva in quella chiesa e dove era una stanza segreta. Abbiamo controllato diverse volte questi ricordi e scoperto che si trattava di memorie reali, non di fantasie. A volte ci possono essere elementi di fantasia e immaginazione mescolate nel racconto. Ciò non significa che la memoria effettiva abbia minor valore. Anche perché esistono due modalità diverse con cui il soggetto può vivere la regressione, la prima segue il modello classico, in cui la persona entra in una vita sola ed è in grado di percepire tutto in maniera completa e dettagliata. Quasi come se fosse un racconto, la vita scorre inizia spesso con la nascita o l’infanzia e va avanti fino alla morte. È possibile che la persona in modo indolore e serenamente viva la scena della morte ed effettui una revisione di quella vita, in cui sono emerse delle lezioni di vita viste come da una saggezza superiore della persona. Il secondo modello di regressione è quello che io chiamo momento chiave del flusso, qui il subconscio salda i momenti più importanti di un gruppo di vite e li collega, si tratta di un insieme di punti chiave che meglio chiariscono un trauma nascosto della persona, che in un tale processo può rapidamente portare a guarigione. Comunque, che si tratti di fantasie, di metafora, di associazioni mentali o di fatti realmente accaduti in altri tempi il risultato terapeutico è sempre positivo, poiché in definitiva si tratta sempre di materiale messo in gioco dalla mente del paziente.

Ma al di fuori dello spazio tempo, cioè quando si porta una persona a prima del proprio concepimento, si può entrare in contatto e in risonanza con diverse energie che non necessariamente devono essere una vita precedente del soggetto. Cosa ne pensa?
La sua domanda è senza dubbio pertinente e apre lo scenario di discussioni teoretiche assai profonde. Vi sono tante cose nella mente umana che sono al di là della nostra comprensione. Al di fuori dello spazio tempo può avvenire di tutto, possiamo entrare in connessione con ricordi effettivi di nostre vite precedenti, ma possiamo anche incontrare ciò che lo psicanalista Carl Jung chiamava “inconscio collettivo” la fonte di energia che ci circonda e che contiene i ricordi dell’intera razza umana. Potremmo postulare che anche tutte le vite sono contemporanee, anche perché dove c’è assenza di tempo tutto è contemporaneo. Gli scienziati stanno cominciando a cercare queste risposte, ma le ramificazioni sono illimitate, specialmente nei campi della medicina, della psichiatria, della teologia e della filosofia.