Carenza di testosterone, i rimedi fitoterapici

1101

Non è solo questione di calo della libido con ripercussioni sulla vita intima e sessuale. La riduzione dei livelli/concentrazione di testosterone nel maschio, quando raggiunge livelli importanti tali da identificare una condizione di “ipoandrogenemia”, ovvero carenza di androgeni (AD), può favorire lo sviluppo di patologie correlate, serie. Tra queste, un aumentato rischio di osteoporosi, evento non così raro neanche nell’uomo, e malattie cardiovascolari, compreso un più elevato rischio di morbilità e mortalità. In valutazione alcuni approcci fitoterapici per supplire agli effetti collaterali indotti da terapie farmacologiche gold standard.

Le cause

L’AD è in costante crescita. Complice l’inquinamento, non solo ambientale, ma associato anche a alcol, fumo e alimentazione, negli ultimi 30 anni si sta registrando anche in Italia una riduzione della produzione di testosterone, pari a circa il 10% del livello per ogni decade, a partire dai 30 fino agli 80 anni di vita del maschio, ovvero circa l’1% per anno.

Oltre alla nota AD e all’ipogonadismo a insorgenza tradiva, tale riduzione si associa a possibili diverse morbidità: depressione maggiore, diabete di tipo 2, obesità, patologie cardiovascolari. Ciò si ripercuote sull’impoverimento della qualità della vita e un aumento del rischio di mortalità nel maschio, con una prevalenza sempre maggiore al crescere dell’età.

Intervenire sul controllo del fenomeno è possibile e il gold standard è oggi rappresentato da una terapia sostitutiva con testosterone (TRT) che se da un lato può risolvere il problema locale, dall’altro può acutizzare alcune condizioni patologiche già esistenti. Pertanto, in funzione anche dell’allungamento della vita media e di una maggiore prevalenza della problematica, la ricerca sta indagando la possibilità di ricorrere ad altri approcci terapeutici, anche complementari per la gestione dell’AD, capaci di mimare gli effetti della TRT, favorendo l’aumento della produzione e concentrazioni di testosterone. Tra questi, appaiono di interesse alcuni estratti di origine vegetale, come emerge da uno studio australiano su Advanced Nutrition (Examining the Effects of Herbs on Testosterone Concentrations in Men: A Systematic Review).

La revisione sistematica

Forti di questa necessità, i ricercatori australiani hanno provveduto a effettuare una selezione degli studi presenti in letteratura, atti a valutare l’azione di efficacia di singoli rimedi fitoterapici, erbe/estratti e spezie sulle concentrazioni di testosterone libero, oltre alle sue frazioni legate in una popolazione maschile di età uguale o maggiore di 18 anni.

È stata fatta una prima selezione di oltre 4300 studi, ridotti poi a 32 studi clinici randomizzati eleggibili allo scopo e rispondenti a criteri di valutazione. In particolare hanno destato attenzione le seguenti erbe naturali: Panax ginseng (ginseng asiatico), Trigonella foenum-graecum (fieno greco), Withania somnifera (Ashwagandha), Tribulus terrestris (tribolo), Lepidium meyenii (maca), Rhodiola rosea (rodiola), Chlorophytum borivilianum, Garcinia cambogia (garcinia), Coleus forskohlii (forskolina), Ganoderma lucidum (reishi), Urtica dioca (ortica), Eurycoma longifolia.

In generale, tutti gli estratti di erbe considerati sono risultati ben tollerati con bassa incidenza di effetti collaterali, comunque minori, prevalentemente riconducibili a mal di testa, nausea, aumento dei sintomi di asma e altro, non sempre dipendenti dal trattamento stesso.

I risultati

A seguito delle revisioni considerate i ricercatori pongono in evidenza la capacità di 2 estratti di erbe, estratti di semi di fieno greco e radice di Ashwagandha, di indurre un aumento delle concentrazioni di testosterone negli uomini. Destano inoltre potenziale attenzione il ginseng rosso asiatico e l’estratto di radice di Coleus forskohlii.

Complessivamente, 9 studi su 32 hanno dimostrato aumenti statisticamente significativi delle concentrazioni di testosterone, mentre solo 6 studi su 32 sono stati giudicati a basso rischio di bias. Tali evidenze non possono tuttavia essere ritenute conclusive a causa soprattutto di alcuni fattori limitanti: le valutazioni condotte su una giovane, di età inferiore a 40 anni e sana, dosaggi eterogenei e il ridotto numero di partecipanti a ogni singolo studio. Da qui la necessità di avviare ulteriori studi prima di poter affermare, con veridicità scientifica, l’azione di questi principi naturali sull’AD.

Fonte:

  • Smith SJ, Lopresti AL, Teo SYM, Fairchild TJ. Examining the Effects of Herbs on Testosterone Concentrations in Men: A Systematic Review. Adv Nutr. 2021 Jun 1;12(3):744-765.