Ci sono evidenze che una dieta mediterranea sana, bilanciata e varia possa contribuire a mantenere sotto miglior controllo le demenze o comunque ad abbassarne il rischio di insorgenza. 

Il dato emerge da uno studio ampio (“Mediterranean diet adherence is associated with lower dementia risk, independent of genetic predisposition: findings from the UK Biobank prospective cohort study“) della Newcastle University di Newcastle Upon Tyne, nel Regno Unito, pubblicato sul BMC Medicine. Tanto più rilevante in relazione ai numeri prospettici stimati per le demenze: dai 47 milioni di casi del 2015 a 75 milioni entro il 2030 per esplodere a 132 milioni entro il 2050, con circa 10 milioni di nuovi casi all’anno, 1 ogni 3 secondi. 

Anche i costi conseguenti sono lievitati: oltre 1 trilione di dollari all’anno, in incremento progressivo, una continua sfida per i servizi sanitari. Il “sistema” e la ricerca si attivano, dunque, per valutare strategie, anche e soprattutto stile di vita correlate, che possano contribuire a rallentare la curva in ascesa.

Meglio mangiare mediterraneo o MedDiet

Una indicazione che sembra essere valida e “validata” da un ampio studio inglese che ha analizzato i dati di oltre 60 mila individui arruolati alla UK Biobank. L’obiettivo era di testare se un modello dietetico come quello mediterraneo fosse in grado di agire beneficamente su soggetti a rischio per demenze e non solo. 

Si tratta della prima ricerca di “spessore”, almeno in tema di partecipazione. Precedenti studi erano stati condotti al riguardo, ma solo su numeri contenuti e con pochi casi di demenze, dunque, non conclusivi allo scopo.

Il presente studio farebbe emergere un dato confortante: un più alto consumo di MedDiet sembrerebbe in grado di ridurre fino al 23% le probabilità di sviluppo di demenza, pari a un rischio assoluto dello 0,55%. 

Il risultato è significativo in quanto misurato attraverso specifici score. La regressione del rischio proporzionale di Cox ha esplorato le associazioni tra l’aderenza a MedDiet, definita utilizzando due diversi punteggi (punteggi continui Mediterranean Diet Adherence Screener [MEDAS] e Mediterranean diet Pyramid [PYRAMID]), e l’incidenza di demenza per tutte le cause. È stato valutato, inoltre, il rischio genetico di demenza in tutti gli individui e in maniera specifica nei portatori di APOEε4, una particolare variante genetica che predispone in misura maggiore a patologia.

Cosa si è osservato

Come è lecito ci sono stati eventi avversi: in follow-up medio di 9,1 anni si sono verificati 882 casi di demenza e nessuna interazione significativa tra il rischio poligenico di demenza e l’aderenza a una dieta mediterranea

Aspetto, quest’ultimo, che andrà riconsiderato in studi successivi, tanto più che l’attuale ricerca è stata condotta su individui bianchi, britannici o irlandesi. Un campione “genetico” troppo selettivo e limitato per trarre indicazioni conclusive. 

Le prime evidenze, tuttavia, farebbero supporre che una dieta mediterranea con un elevato apporto di alimenti sani a base vegetale potrebbe rappresentare un evento-intervento importante per strategie future e approcci terapeutici funzionali a ridurre il rischio di demenza nella popolazione e forse anche a livello globale.

Fonte

Shannon OM, Ranson JM, Gregory S et al. Mediterranean diet adherence is associated with lower dementia risk, independent of genetic predisposition: findings from the UK Biobank prospective cohort study. BMC Medicine 2023, 21, Art.81.