Infertilità e fitoterapia integrata

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L’infertilità è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come l’assenza involontaria del concepimento dopo almeno un anno di rapporti sessuali mirati o comunque non protetti. Si distingue dalla sterilità, in diversi contesti usata impropriamente come sinonimo, che è invece definita come un’impossibilità al concepimento di conseguenza a una disabilità fisica permanente. L’infertilità quindi, a differenza della sterilità, è una condizione risolvibile. Coinvolge circa il 15-20% delle coppie con un trend in aumento negli ultimi decenni.

L’Istituto Superiore di Sanità prospetta che il 19% delle future coppie avrà problemi riproduttivi e, dopo due anni, di queste il 4% sarà sterile e la restante parte avrà una diagnosi di subfecondità (potenzialità riproduttiva inferiore di tre o quattro volte rispetto alla norma). Fino a vent’anni fa queste percentuali erano quasi dimezzate. Responsabili sono lo stress, lo stile di vita e sicuramente anche i fattori socioeconomici che, nel mondo occidentale, posticipano l’età a cui le coppie decidono di avere un figlio. L’Istituto Superiore di Sanità riporta che la responsabilità dell’infertilità è attribuibile nel 35% dei casi al fattore maschile, nel 35% al fattore femminile, nel 15% a un fattore di coppia e nel restante 15% a una causa idiopatica. Nel caso dell’infertilità femminile le prime cause sono date da un’alterazione delle tube di Falloppio, dall’endometriosi e dall’ovaio policistico. Nell’infertilità maschile le cause sono attribuibili prevalentemente ad alterazioni della quantità e della qualità del liquido seminale e al varicocele [Iss, 2015].

Il ricorso alla fitoterapia integrata

L’infertilità e i percorsi a sostegno della riproduzione sono ad oggi molto diffusi e si avvalgono spesso di equipe di terapeuti che lavorano in squadra. La fitoterapia può affiancarsi nei differenti momenti in maniera funzionale e sostenere la preparazione al concepimento e l’affiancamento a un percorso di procreazione medicalmente assistita. Un percorso di cure integrate deve tenere in considerazione anche la componente psicosomatica dei partner e della coppia avvalendosi di percorsi di crescita personale, psicoterapia e meditazione.

Sono molte le piante oggetto di studi per il sostegno della fertilità, soprattutto per quella maschile legata all’impotenza. Alcune di esse sono molto preziose in quanto hanno un’azione trasversale che consente di sostenere la funzionalità sessuale con un’interazione ormonale o organica e al contempo di gestire lo stress e tonificare le energie vitali. Alcune piante sono trasversali anche nel sostegno della fertilità maschile e femminile, altre invece hanno un’azione più peculiare di sostegno della capacità riproduttiva dell’uomo o della donna. La ricerca di laboratorio in vivo e in vitro è ampia per entrambe i generi, la ricerca clinica invece è molto più sviluppata per la valutazione della fitoterapia nell’infertilità maschile.

Withania somnifera

Withania somnifera, l’Ashwaganda della medicina ayurvedica, è nota da millenni come un rimedio rinvigorente utile nel ringiovanimento, Rasayana, grazie alle sue qualità di miglioramento della performance mentale e fisica, utile soprattutto nei soggetti vata. Gli effetti dimostrati dal suo fitocomplesso, costituito soprattutto dai principi attivi withanolidi e altri alcaloidi e saponine, sono: adattogeno, tonico, antistress, antiossidante, inibitorio dell’angiogenesi, protettivo al processo iperproliferativo neoplastico, immunostimolante e antinfiammatorio. Il meccanismo d’interazione è vario, quello più interessante per questo contesto è l’aumento del testosterone tramite stimolo ipofisiario gonadotropo, lo stimolo del sistema nervoso centrale tramite aumento indiretto dell’attività dell’acetilcolina e la gestione della risposta stressogena con diminuzione del cortisolo, urea e acido lattico. A livello clinico l’estratto secco di Withania somnifera ha dato risultati interessanti nella gestione dello stress rispetto al gruppo placebo, come testimoniato dalla revisione della letteratura che ha utilizzato l’Hamilton Anxiety Scale come riferimento. Il miglioramento si è notato anche nella disfunzionalità sessuale che vedeva lo stress come concausa [Sarris 2013; 2018].

Due ricerche indiane hanno testato l’utilizzo della Withania nell’infertilità maschile, concludendo che questa pianta orientale sia sempre più da includere nei percorsi di sostegno alla fertilità maschile. I risultati difatti riportavano nei pazienti affetti da oligosperimia che avevano assunto 675 mg al die di estratto di radice di Withania per 90 giorni un aumento del 167% della conta degli spermatozoi, un aumento della quantità del volume di sperma del 53% e un aumento della motilità degli spermatozoi del 57%; a livello sierico livelli del testosterone e dell’ormone luteinizzante sono aumentati significativamente [Ambiye et al., 2013; Sengupta et al., 2018].
Una review indiana, per quanto riguarda l’effetto della Withania nella cura dell’infertilità femminile, riporta un effetto di ribilanciamento ormonale e di sostegno della funzionalità dell’apparato riproduttivo con effetto tonico a livello uterino [Kashani et al., 2017]. La Withania emerge quindi come un rimedio tonico adattogeno utile sia nella gestione dello stress che nel sostegno della sessualità e quindi della fertilità maschile soprattutto e femminile.

Infertilità maschile e femminile

Per quanto riguarda l’infertilità femminile, un’interessante revisione della letteratura in open acces ha preso in esame lo studio farmacologico degli estratti vegetali e i test su animali. Tra le piante prese in considerazione vi sono Moringa oleifera, Cassia alata, Crocus sativus e Yucca shidigera [Gildas et al., 2017]. Una revisione della letteratura sulla fitoterapia dell’infertilità femminile curata dall’Università di Tehran riporta anche altre piante che hanno un’azione di sostegno uterino e ovarico e di stimolo della funzione ormonale connessa alla capacità riproduttiva: la cannella (Cinnamomum verum), il Vitex agnus castus, il melograno, la withania e la Maca (Lepidium meyenii) [Kashani et al., 2017]. Altre piante da tenere in considerazione per questa delicata tematica sono il Tribulus terrestris, il Panax ginseng e il Ginkgo biloba, tutti tenuti in considerazione assieme a diverse altre piante in un’altra revisione della letteratura pubblicata nel 2009 sull’importante rivista Andrology [Nantia et al., 2009]. Da non dimenticar infine anche il ruolo sempre più studiato degli antiossidanti, degli acidi grassi essenziali e di alcuni nutraceutici come l’arginina nel sostegno alla fertilità sia maschile che femminile.
Data la varietà di piante a disposizione il ruolo del medico fitoterapeuta diventa centrale per scegliere la migliore composizione a seconda dell’espressione soggettiva dell’infertilità.

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