La ricerca, bussola per l’oncologia integrata

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Il vostro centro svolge un’attività di integrazione delle CAM che molti considerano non solo un’esperienza di grande interesse ma anche un modello potenziale per l’integrazione di queste discipline in ambito oncologico. Quali sono a suo avviso i principali benefici che possono scaturire da quest’approccio? Perché in sostanza lavorare con un metodo multidisciplinare è così importante?

Le ragioni sono diverse. Innanzitutto, i pazienti apprezzano e richiedono sempre di più queste medicine e le tecniche olistiche e quindi i servizi di medicina integrata, di fatto, rispondono a un bisogno di attenzione del malato di tumore al quale la medicina ortodossa non è in grado di dare risposte soddisfacenti. Un’altra ragione, fondamentale sul piano clinico, è che migliorano la qualità della vita del paziente, ne rafforzano insieme mente e corpo, e quindi favoriscono l’applicazione dei protocolli antitumorali. Infine, ma non meno importante, le medicine integrate contribuiscono a sviluppare percorsi di autocura e in questo modo contribuiscono all’empowerment del paziente, che è un aspetto di rilievo nel panorama socio-sanitario della nostra epoca. Mettendo insieme tutte queste considerazioni, possiamo dire che migliorano il benessere della persona malata che si sente più forte a livello fisico e psicologico e, se possiamo dirlo, persino più felice. Tutto ciò influisce in modo positivo sul processo terapeutico e sul successo delle cure.

In base alla vostra esperienza esistono delle caratteristiche che accomunano il paziente che si rivolge alle CAM?

Soprattutto negli ultimi anni sono state condotte ricerche che, con modalità diverse di rilevazione, hanno cercato di mettere a fuoco il profilo socio demografico del paziente che si rivolge alle terapie complementari, anche confrontandolo con la popolazione generale. Le conclusioni di questi lavori concordano nel dire che si tratta di individui che hanno un buon livello di istruzione, più attivi e quindi maggiormente in grado di prendere in mano le redini della propria salute, culturalmente curiosi e aperti, conoscitori della rete. Spesso sono donne di estrazione socio-economica medio-alta.

Che cosa accade al paziente più “svantaggiato” sul piano economico e culturale? C’è il rischio che venga escluso da queste opportunità terapeutiche oppure viene avvicinato con programmi e iniziative specifici?

I nostri programmi prendono in considerazione anche quest’aspetto. I degenti dell’ospedale possono accedere all’ambulatorio di medicina integrata, dove vengono visitati e seguiti dai medici gratuitamente. Per i pazienti esterni che versano in condizioni economiche precarie, sono stati definiti programmi finanziati con fondi mirati che consentono di accedere alle cure di medicina integrata a costi molto ridotti.