Vantaggi in termine di prevenzione di almeno sei malattie non trasmissibili e risparmio per il sistema in costi assistenziali.

Sono i risultati che derivano dalla pratica, regolare e costante, di attività fisica condotta in mezzo alla natura, all’aria aperta in generale.

Le evidenze emergono da un ampio studio inglese, dell’European Centre for Environment & Human Health, Università di Exeter, pubblicato sulla rivista Environment International.

Un toccasana

Niente di nuovo nell’affermare che l’esercizio fisico potenzia il benessere mentale e “allena” lo stato generale di salute, allontanando il rischio di sviluppo di diverse condizioni cliniche.

Ma c’è di più, un recente studio dimostrerebbe che praticata all’aria aperta, in mezzo alla natura, la pratica fisica (PA), regolare e costante, sarebbe in grado di agire in prevenzione su almeno sei malattie non trasmissibili (NCD): cardiopatia ischemica (IHD), ictus ischemico (IS), diabete di tipo 2 (T2D), cancro del colon (CC), cancro al seno (BC) e disturbo depressivo maggiore (MDD), con sensibili “guadagni” anche in spese sanitarie e assistenziali, da stime di farmacoeconomia.

Lo studio

È ampio, quindi presumibilmente scientificamente attendibile. La ricerca inglese era intenzionata a valutare l’impatto migliorativo, oppure no, della PA praticata in mezzo alla natura sfruttando i dati del sondaggio Monitor of Engagement with the Natural Environment (MENE), rappresentativi della popolazione inglese, oltre 47.580 persone adulte, per stimare il volume settimanale di PA ricreativa condotta nella natura nel 2019.

I risultati non sono stati disattesi, evidenziando un importante contenimento in costi sanitari e sociali, ovvero evitati, correlati alle diverse condizioni cliniche considerate.

Inoltre per dare maggiore robustezza ai dati, i ricercatori hanno anche stimato eventuali ulteriori risparmi derivanti da ipotetici aumenti praticanti di PA e dal numero di semplici visitatori.

I risultati

L’indagine ha messo in evidenza che nel 2019, in Inghilterra, oltre 22 milioni di adulti di età superiore a 16 anni hanno frequentato contesti naturalistici almeno settimanalmente.

E in riferimento ai volumi di PA praticata all’aria aperta, i ricercatori hanno stimato 550 casi di IHD, 168 casi di IS, 1.410 casi di T2D, 41 casi di CC, 37 casi di BC e 10.552 casi di MDD prevenuti e/o evitati.

Ciò ha indotto anche un importante risparmio economico, all’incirca 108,7 milioni di sterline annue, con un intervallo di incertezza del 95%: 70,3 milioni-150,3 milioni di sterline.

Se ne deduce che la PA ricreativa, nella natura, ha portato a una riduzione del carico di malattie e a considerevoli risparmi annuali, grazie alla prevenzione di una serie di malattie non trasmissibili a maggiore diffusione.

In relazione alle evidenze gli autori suggeriscono, pertanto lo studio e l’adozione di strategie che possono favorire la pratica dell’AP all’aria aperta, quali interventi infrastrutturali e sociali, ad esempio. Azioni che potrebbero portare a ulteriori riduzioni dell’onere sociale delle malattie non trasmissibili.

Quanto emerso dallo studio sulla popolazione inglese è applicabile longitudinalmente ad altri contesti europei: una misura da prendere in considerazione.

Fonte

Grellier J, White MP, de Bell S et al.  Valuing the health benefits of nature-based recreational physical activity in England. Environment International, 2024, Vol. 187, 108667. Doi:  https://doi.org/10.1016/j.envint.2024.108667

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