Interventi di stimolazione cognitiva in pazienti con demenza, anziani, fragili sono in grado di ridurre i disturbi comportamentali, ovvero a preservare il funzionamento cognitivo ed emotivo a lungo termine. Sono le evidenze, a conferma di precedenti risultanze, di uno studio italiano (“Cognitive Stimulation Therapy for Older Adults With Mild-to-Moderate Dementia in Italy: Effects on Cognitive Functioning, and on Emotional and Neuropsychiatric Symptoms”), del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università degli Studi di Padova, pubblicato su The Journals of Gerontology-Psychological Sciences.

Lo studio è stato condotto in 16 strutture fra Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e Centri Servizi del nord e centro-sud Italia, su 225 ospiti con demenza lieve-moderata con l’obiettivo di valutare gli effetti della stimolazione cognitiva, già impiegata nel trattamento di questa classe di pazienti, e i benefici a breve e lungo termine, al termine della terapia e a distanza di tre mesi. Il protocollo di cura, sviluppato all’origine da ricercatori inglesi e adottato da oltre 29 Paesi, Italia compresa, prevede la combinazione di più interventi psicosociali basati sulla stimolazione cognitiva e sensoriale quali la Reality Orientation Therapy, la terapia della reminiscenza, i principi dell’apprendimento implicito, approcci di stimolazione multisensoriale.

I pazienti sono stati pertanto suddivisi in due gruppi. Di questi, 123 sono stati assegnati casualmente al gruppo sperimentale, che nel corso delle 14 sessioni previste dal protocollo hanno ricevuto terapia di stimolazione cognitiva, e 102 al gruppo di controllo che ha continuato a seguire il normale percorso di cura previsto dal centro referente. Tutti i pazienti all’inizio dello studio sono stati sottoposti a test cognitivi e hanno compilato questionari sul tono dell’umore, la frequenza e la gravità dei disturbi comportamentali e psicologici.

Lo studio ha considerato in particolare i seguenti domini: funzionamento cognitivo generale (Mini-Mental State Examination [MMSE] e Alzheimer’s Disease Assessment Scale-Cognitive subscale [ADAS-Cog]), linguaggio (Narrative Language Test), umore e comportamento (scala di Cornell) e inventario neuropsichiatrico, funzionamento della vita quotidiana (valutazione della disabilità per demenza), qualità della vita (scala Qualità della vita-malattia di Alzheimer) con lo scopo di valorizzare il potenziale cognitivo residuo nel paziente anziano con demenza, attraverso il supporto di metodiche dedicate.

Stimolazione cognitiva, gli effetti

I risultati confermano che la stimolazione cognitiva può essere efficace nel preservare il funzionamento della facoltà cognitiva, competenze verbali e comunicative. Nel gruppo sperimentale è stato infatti possibile osservare la stabilizzazione delle capacità mnemoniche e dell’orientamento spazio-temporale, rispetto al gruppo di controllo in cui si è registrato nel tempo l’atteso peggiorato cognitivo, associato all’evoluzione della patologia. Inoltre i pazienti sottoposti a stimolazione cognitiva hanno mostrato prestazioni e competenze linguistiche e comunicative migliori, in relazione soprattutto alla capacità di organizzare un discorso efficace e informativo in rapporto ai contenuti, rispetto ai pazienti in controllo.

In sostanza, in valutazioni a breve e a lungo termine, i pazienti in terapia hanno ottenuto punteggi MMSE stabili, a differenza del gruppo di controllo in cui i valori sono leggermente diminuiti dal pre-test al post-test e al follow-up, e hanno inoltre mostrato benefici a breve termine sull’aspetto cognitivo (ADAS-Cog e Narrative Language Test), umorale e del comportamento, generalmente mantenuti anche al follow-up.

«Questi risultati – ha dichiarato Erika Borella, del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova e fra le autrici dello studio – suggeriscono che la Terapia di Stimolazione Cognitiva è in grado di preservare il funzionamento cognitivo, contrastandone il declino, e di stimolare il linguaggio che favorisce le interazioni con l’ambiente». Aspetto, quest’ultimo, fondamentale nel caso di pazienti affetti da demenza per ritardare il declino cognitivo.

In linea con precedenti evidenze, l’attuale studio ri-conferma l’efficacia della stimolazione cognitiva nel supportare il funzionamento cognitivo ed emotivo con risultati mantenuti anche a lungo termine fino a tre mesi dopo la conclusione della terapia e a rallentare la progressione dei sintomi comportamentali/neuropsichiatrici in pazienti con demenza.

Fonte:

  • Carbone E, Gardini S, Pastore M et al. “Cognitive Stimulation Therapy for Older Adults With Mild-to-Moderate Dementia in Italy: Effects on Cognitive Functioning, and on Emotional and Neuropsychiatric Symptoms” J Gerontol B Psychol Sci Soc Sci, 2021 Oct 30;76(9):1700-1710. doi: 10.1093/geronb/gbab007.

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