Il metodo PNEIMED, fondamenti e risultati

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Anche pochi giorni o poche ore di meditazione oppure di semplici esercizi di rilassamento fisico o di respirazione consapevole condotti da praticanti alle prime armi sono in grado di produrre degli effetti positivi sul nostro organismo e sul nostro cervello, ed è in questo ambito che si colloca il metodo PNEIMED.

Il metodo PNEIMED, meditazione a indirizzo psiconeuroendocrinoimmunologico, combina l’insegnamento della filosofia e della pratica della meditazione buddhista Mahāyāna con la conoscenza del funzionamento dell’organismo umano secondo una prospettiva integrata e sistemica propria della PNEI, la scienza che studia le connessioni bidirezionali tra la psiche e i sistemi biologici (endocrino, nervoso e immunitario) e gli effetti dello stress cronico e degli stili di vita scorretti sul sistema psiche-cervello-corpo.

Il metodo, ideato da Francesco Bottaccioli e Antonia Carosella, è stato diffuso attraverso corsi di formazione rivolti a operatori del settore socio-sanitario ma anche a cittadini comuni e a studenti. Enfatizza l’insegnamento della piena consapevolezza, combinando il metodo meditativo alla conoscenza scientifica delle relazioni mente-corpo attraverso la moderna visione dell’organismo umano come network PNEI.
Accanto quindi a sessioni prettamente scientifiche, sempre approntate con un registro divulgativo, vengono proposti passaggi di letture filosofiche associate a pratiche meditative buddhiste integrate con teorie più moderne (derivate ad esempio dalla Psicosintesi di Assaggioli).

I praticanti PNEIMED sono incoraggiati a esplorare la loro mente e a comprendere, con esempi semplici, le principali funzioni del corpo in risposta agli stimoli e le reciproche influenze tra la dimensione psichica e quella biologica. Dell’insegnamento della teoria PNEI, cruciale è la comprensione del sistema dello stress, o asse HPA, il principale sistema di adattamento e risposta agli stimoli che sorregge la vita stessa e le sue implicazioni con le emozioni, la cognizione e i comportamenti.

Il corso PNEIMED

Il corso si struttura in 30 ore di lezioni frontali, articolato su quattro giornate consecutive, e comprende sia lezioni teoriche sui principi teorico-filosofici del buddhismo Mahāyāna e sui fondamenti della ricerca in campo PNEI, sia esercizi guidati di rilassamento e di meditazione di difficoltà crescente. Le lezioni sono organizzate in sessioni alternate di PNEI e meditazione, bilanciando sempre teoria (ricca di esempi legati alla vita quotidiana) ed esercizi di pratica meditativa.

I corsi PNEIMED hanno accolto negli anni diverse tipologie di partecipanti, in maggioranza operatori sanitari. Il metodo è stato sottoposto a verifica di efficacia con due studi scientifici pubblicati su una rivista peer-reviewed.
Il primo studio è stato realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze biomediche e di salute pubblica del Politecnico universitario delle Marche di Ancona, con il Dipartimento di Scienze della terra, della vita e dell’ambiente dell’Università di Urbino e con il contributo delle psicoterapeute Raffaella Cardone e  Monica Mambelli. Ha preso in esame 125 adulti, in prevalenza medici, psicologi e altri operatori sanitari che, nel periodo 2006-2011, hanno frequentato volontariamente in varie città d’Italia i corsi PNEIMED. Sono stati studiati, all’inizio e alla fine del corso, con la versione italiana del Symptom Rating Test (SRT), un test psicologico ampiamente validato che presenta quattro sottoscale o item (Ansia, Depressione, Somatizzazione e Inadeguatezza). Di questi 125 soggetti, è stato selezionato un sottogruppo di 40 soggetti che è stato diviso, in modo non randomizzato, in due gruppi: uno sperimentale (21 soggetti), che quindi ha seguito il corso PNEIMED, e l’altro di controllo (19 soggetti), che ha passato lo stesso tempo del corso nel medesimo ambiente dedicandosi a letture scientifiche e ad altre attività quotidiane, ma senza seguire il training meditativo.
I risultati dell’SRT mostrano una riduzione statisticamente significativa dei sintomi soggettivi di ansia, depressione, somatizzazione e senso d’inadeguatezza sia nel campione intero sia nel sottogruppo sperimentale (per i risultati nel dettaglio, si veda l’articolo “Pneimed: Scienza, filosofia antica ed esercizi”).

Uno studio randomizzato controllato su studenti universitari

Il secondo studio, realizzato nel 2015 assieme al Dipartimento di Medicina clinica, Sanità pubblica, Scienze della vita e dell’Ambiente dell’Università dell’Aquila, è stato condotto su studenti del corso di laurea magistrale in Psicologia. Lo studio, di tipo randomizzato controllato, ha selezionato 40 studenti di età media di 25 anni, assegnati in maniera casuale (random) al gruppo sperimentale (20 soggetti: 8 maschi, 12 femmine) e al gruppo di controllo (20 soggetti: 6 maschi, 14 femmine). I soggetti erano studenti in salute, senza patologie mediche in anamnesi. Sono stati inoltre esclusi soggetti in sovrappeso (con un indice di massa corporea [BMI] > 25), soggetti che assumevano terapie ormonali o affetti da patologie dentali e/o orali, tutte condizioni che avrebbero potuto alterare le misurazioni biologi- che. Sono stati anche applicati dei test standardizzati di screening per verificare l’assenza delle principali patologie psichiatriche (ansia, depressione, disturbi del sonno). Inoltre, i ragazzi hanno dichiarato di avere nessuna o scarsa esperienza di meditazione.

Il campione è stato studiato con la scala dello stress percepito (PSS), l’SRT e, prima e dopo l’induzione dello stress acuto, con lo State-Trait Anxiety Inventory (STAI), che misura l’ansia di stato, in questo caso prima e dopo una stimolazione stressante. Lo stress acuto è stato indotto con il Subtraction Stress Task (SST), un test matematico di sottrazione che si esegue al monitor e in cui viene chiesto di eseguire le operazioni nel più breve tempo possibile senza commettere errori. La valutazione biologica dello stress è stata affidata ancora una volta ai prelievi di cortisolo salivare (kit ELISA), sia basale del mattino sia sotto stress acuto.

L’analisi statistica (ANOVA e post-hoc analysis) sui risultati ha mostrato una riduzione statisticamente significativa, solo nel gruppo sperimentale, dello stress percepito, dei sintomi legati allo stress e dello stato d’ansia (STAI) prima e dopo la stimolazione.
La misurazione del cortisolo salivare ha inoltre confermato una riduzione statisticamente significativa nel gruppo sperimentale sia del picco del cortisolo mattutino sia del cortisolo indotto dallo stress acuto.

L’efficacia del metodo PNEIMED

I diversi esperimenti, realizzati con il metodo PNEIMED, dimostrano dunque che un breve corso della durata complessiva di 30 ore di insegnamento e di pratica è in grado di ridurre in modo statisticamente significativo i sintomi di depressione, ansia e inadeguatezza, sia in adulti, in prevalenza professionisti della salute, sia in studenti universitari dei corsi di laurea e laurea magistrale in Psicologia.

In entrambi gli studi, pur differendo sostanzialmente le caratteristiche dei gruppi, il setting di sperimentazione, l’età media dei partecipanti, la tipologia di test utilizzati e la metodologia di disegno dello studio, i risultati hanno dimostrato una riduzione statisticamente significativa, nei gruppi di Intervento che hanno partecipato al corso PNEIMED, anche della variabile biologica di stress più ampiamente studiata a livello internazionale, ovvero la concentrazione del cortisolo.
Nei due studi presentati è stata riscontrata una riduzione significativa sia del cortisolo salivare basale sia della quantità di cortisolo totale prodotta in condizioni di sollecitazione della risposta di stress.

Bibliografia

Antonia Carosella, Francesco Bottaccioli, Anna Giulia Bottaccioli Meditazione, passioni e salute, Tecniche Nuove, Milano, 2020

Maggiori informazioni disponibili qui.

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